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MATILDE SERAO E "IL CRISTO VELATO"

17/04/2020, 13:08

In questi giorni di agonia per molti quasi mi perseguita l’immagine della scultura il “Cristo Velato” della metà del XVIII sec. di Giuseppe Sanmartino.
A mio avviso una delle opere d’arte più emozionanti e sconvolgenti che abbia mai visto.
Quando visitai la cappella Sansevero di Napoli, dove è conservata, vi rimasi inchiodata davanti per interminabili minuti, immobile, senza parole. Tempo e spazio dilatati di fronte al miracolo della levità della materia (il marmo), lì carica di significato ed essenza.
Quella visione suggestiva e piena di mistero mi aiutò ad abbandonare lo sguardo prigioniero, rivolto alle recriminazioni del passato con insistenti richieste al futuro, che rende l'essere umano incapace di vivere il presente. Ivi mi immersi. Intravidi per un attimo la Verità che ci sfugge. Forse troppo semplice, a portata di mano, non abbiamo occhi per vederla, la Verità. Al suo cospetto folgorante, se abbiamo la fortuna di riconoscerla, ci mancano comunque le parole per spiegarla.

Nella descrizione di Matilde Serao: -… la testa sollevata sui cuscini, piegata a destra. I capelli sono arruffati, quasi madidi del sudore dell’agonia… su quel corpo straziato, una religiosa e delicata pietà, ha gettato un lenzuolo dalle pieghe morbide e trasparenti, che vela senza nascondere, che non cela la piega ma la mostra, che non copre lo spasimo ma lo addolcisce -.

Infatti quello che mi colpì, e che dopo anni è rimasto intatto nel sentire della memoria, fu la liquida trasparenza del sudario: la lieve esausta inspirazione richiamava il velo sottile all’interno della bocca dischiusa. Tanta dolce serenità nell’inesorabile ultimo fiato. Quel leggero alito che torna indietro, dentro, ad accarezzare il cuore con il suo calore. Ad entrare e non uscire mai più, complice del trapasso nell’unità di corpo e anima.
Mi chiedo, anzi mi auguro che tutte le migliaia di morti in debito di ossigeno, che sta mietendo la polmonite da coronavirus, possano assaporare la delicatezza dell’estremo sospiro che tanta arte è riuscita a rendere impalpabile, senza angoscia e sofferenza.

E così nella veglia, come in un sogno surreale, immagino i tanti Uno, del silenzioso esercito di “cristi velati”, incamminarsi insieme, compagni di avventura, verso un dove.
 

 

LUCIANA VASILE

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