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MOZART E SALIERI, DI PUSKIN/RIMSKIJ KORSAKOV

23/10/2021, 20:27

Il film “Amadeus”, del 1984 diretto da Miloš Forman, ha vinto 8 premi Oscar, inclusi quelli come miglior film e come miglior attore protagonista a Fred Murray Abraham che nel film interpreta il compositore Antonio Salieri, protagonista e voce narrante della vicenda.
La storia, che è stata tratta dall’omonima opera teatrale di Peter Schaffer, narra della presunta rivalità tra il compositore Antonio Salieri (1750-1825) e Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791).

 

Salieri, compositore alla corte viennese, geloso del talento di Mozart e della bellezza delle opere di quest’ultimo, decide di ucciderlo, non prima di avergli commissionato, in incognito, una Messa da Requiem di modo che, morto Mozart, potesse impadronirsi del manoscritto e farla passare per una sua composizione scritta per onorare la morte del collega.
In tutto ciò ci sono pochissime cose vere, come hanno onestamente chiarito Forman e Schaffer sin dall’inizio: Salieri era effettivamente compositore alla Corte di Vienna, durante l’impero di Giuseppe II; Salieri effettivamente conobbe Mozart ed effettivamente, ormai anziano e preda della demenza, si accusò infondatamente della morte di quest’ultimo; la Messa da Requiem fu effettivamente commissionata a Mozart da qualcuno che voleva farla passare per una sua opera. Questo qualcuno era il conte Franz von Walsegg zu Stuppach, che intendeva in questo modo celebrare l’anniversario della morte della moglie, avvenuto il 14 febbraio del 1791. Peraltro Mozart fece in tempo, prima di morire, a scrivere solo l’Introitus, il Kyrie e alcune sezioni del Dies Irae. La Messa fu poi completata dal suo allievo e amico Franz Xaver Süssmayr.

 

Di falso c’è tutto il resto: perché mai un compositore  come Antonio Salieri, ricco, famoso (assai più di Mozart) e stimato (molti giovani musicisti, tra cui Ludwig van Beethoven e Franz Schubert, si recarono a Vienna nella speranza di poter studiare con lui) avrebbe dovuto essere invidioso del collega al punto di volerlo addirittura uccidere?
Quello che forse non tutti sanno è che la piece teatrale di Peter Schaffer da cui è tratto il film a sua volta è stata ispirata da un altro lavoro teatrale: il microdramma “Mozart e Salieri”, facente parte delle “Piccole tragedie" di Alexandr Puškin (1799-1837). Schaffer amplia il dramma di Puškin, aggiungendo personaggi e scene che non sono presenti nell’originale che è assai scarno: due sole scene. All’inizio del 1897 il compositore Nikolaij Rimskij-Korsakov inizia a lavorare ad una versione operistica del microdramma di Puškin, che porta a compimento nell’estate dello stesso anno con numero d’opera 48. L’opera prevede due cantanti che interpretano Mozart (tenore) e Salieri (baritono), un coro dietro le quinte che canta alcuni frammenti del Requiem di Mozart e un attore (che non canta e non parla) per interpretare il violinista cieco. L’organico orchestrale, assai ridotto e ispirato all’orchestra classica comprende: flauto, oboe, clarinetto, fagotto, 2 corni e archi. Ad libitum sono previsti 3 tromboni e timpani. Per i momenti in cui Mozart suona è previsto un pianoforte (che alla prima fu suonato da Sergei Rachmaninov dietro le quinte) e, salvo qualche trascurabile dettaglio, segue pedissequamente il testo di Puškin.

Nella prima scena Salieri, solo nella sua stanza, riflette su come il mondo sia ingiusto. Egli ha consacrato tutta la sua vita alla musica e ha raggiunto il successo dopo molti anni e tanto duro lavoro. Mozart invece compone senza alcuno sforzo apparente e ogni opera composta è meravigliosa, pur essendo lui un individuo frivolo, superficiale e amorale. Entra quindi in scena Mozart, assieme a un violinista cieco che suona un brano dal “Don Giovanni”: mentre Mozart è assai divertito da come il cieco strimpella malamente la sua musica Salieri si indigna. Mozart allora gli propone di ascoltare un pezzo per pianoforte che ha composto la mattina stessa: Salieri è talmente scosso dal brano (meraviglioso pur essendo stato composto in pochissime ore) che decide di eliminare definitivamente Mozart e lo invita a cena, con l’intento di avvelenarlo.
Nella seconda scena i due sono in un’osteria e Mozart è inquieto: un uomo mascherato gli ha commissionato una messa da Requiem e il compositore interpreta questo fatto come un presagio di sventura. Salieri trova il modo di avvelenargli il cibo. Mozart suona a Salieri alcuni passi del Requiem che ha iniziato a comporre e il musicista è talmente commosso dalla bellezza dell’opera che inizia a piangere. Mozart si lascia andare a una riflessione in cui sostiene la tesi che genio e malvagità non possono andare d’accordo, un genio non può essere un malvagio. Poi per via del veleno si sente male e se ne va. Salieri rimane solo a riflettere amaramente su quanto ha detto il rivale: lui ha appena ucciso un uomo, quindi è un malvagio: non sarà mai un genio.

GIULIO GELSOMINO
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