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CON "DEMIAN" di HERMAN HESSE INIZIA LA NUOVA RUBRICA

21/09/2021, 09:48

Musica colta e letteratura. Due campi apparentemente molto diversi che, spesso, entrano in contatto tra loro. E non solo quando si parla di libretti di opera o testi musicati. Capita, talvolta, che un compositore o un brano abbiano una certa rilevanza nella trama di un racconto o, quantomeno, abbiano una certa rilevanza in un dato momento del racconto.
Chi ha letto il romanzo “Demian” di Herman Hesse, per esempio, a un certo punto si trova a leggere queste parole: “quando mi sentivo depresso pregavo Pistorius di suonare la Passacaglia del vecchio Buxtehude. Nella chiesa buia stavo ad ascoltare quella musica strana, fervida e fonda, in ascolto di se stessa, e ogni volta era per me un beneficio e mi rendeva maggiormente disposto a dar ragione alle voci dell’anima”; chi parla è il protagonista, Emil Sinclair (io narrante della vicenda), nel momento del racconto in cui ha stretto amicizia con un organista, Pistorius, il quale lo invita spesso ad ascoltarlo mentre si esercita all’organo.
Chi è invece Buxtehude? Cosa è una Passacaglia? E perché il protagonista del romanzo parla in maniera così estatica di questa composizione?

 

Dieterich Buxtehude (1637-1707) è stato un organista e compositore tedesco di origini danesi. È stato il più importante compositore tedesco prima di Johann Sebastian Bach (che lo ammirava al punto di compiere, nel 1705, un viaggio di quasi 400 chilometri a piedi per andare a sentirlo suonare).
 

La Passacaglia è una forma musicale di origine spagnola (passacaglia da pasacalle, passa-strada, passeggiare) basata sulla continua variazione di un tema usato come ostinato che, talvolta, viene inizialmente fatto sentire da solo, generalmente al basso (ma non necessariamente). Invito il lettore ad ascoltare la Passacaglia BWV 582 di Johann Sebastian Bach per avere un’idea più chiara dell’argomento, giacché un ascolto vale più di mille parole.
La Passacaglia per organo di Buxtehude ha una storia piuttosto particolare. È stata composta probabilmente dopo il 1690, quindi nel pieno della maturità artistica di Buxtehude. Il tema, che come da prassi è in tempo ternario lento, viene eseguito al basso.

L’intera composizione è strutturalmente ispirata al ciclo lunare. Nella MarienKirche di Lubecca, dove Buxtehude era organista vi era un orologio astronomico, un raffinatissimo capolavoro dell’ingegneria dell’epoca, andato purtroppo completamente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Sembra che il compositore si sia ispirato proprio a questo orologio per scrivere la sua Passacaglia. Il brano è formato da un tema di 7 note, divise in 4 battute (insieme di note comprese tra due stanghette verticali, segnate sul pentagramma, secondo criteri ben precisi). Sette per quattro dà come prodotto 28, che sono i giorni del ciclo lunare. In totale l’opera è divisa in 4 sezioni, quante sono le fasi lunari (nuova, crescente, piena, calante). Ognuna di queste quattro sezioni è formata da 28 battute (ancora un riferimento al ciclo lunare). Le variazioni del tema per ogni sezione sono 7 (ancora 7x4). Nella composizione il tema compare per quattro volte in tre diverse tonalità (in musica la tonalità è un sistema di principi che regolano il rapporto tra le note e tra gli accordi in una composizione) in quest’ordine: re minore, fa maggiore, la minore e ancora re minore. Le note re, fa, la formano l’accordo di re minore, che è la tonalità di impianto (cioè la tonalità principale del brano). Anche la prassi esecutiva di questo brano può ricordare le fasi lunari; vi sono generalmente due modi prediletti di esecuzione: il primo prevede di iniziare piano e di arrivare ad un fortissimo nella quarta sezione, in modo da rappresentare la luna da calante a piena; il secondo modo consiste nell’iniziare piano, eseguire un crescendo fino ad arrivare al forte nella terza sezione del brano e nuovamente piano nella quarta in modo da rappresentare la luna nuova, crescente, piena e calante.
 

Ora, tutto ciò può sembrare un mero esercizio di stile ma in realtà l’ascoltatore, almeno a livello inconscio percepisce le simmetrie e le tensioni che si vengono a creare dentro una struttura del genere. Ascoltando un brano come questo (ma la cosa vale per moltissimi altri brani di Buxtehude, come di Bach come di altri autori) noi percepiamo che succede qualcosa, il cosa o il come non importano. E, a chi volesse constatare con le proprie orecchie, ho solo da suggerire di ascoltare, magari nell’esecuzione di Ton Koopman, disponibile anche su YouTube, la Passacaglia del vecchio Buxtehude.

GIULIO GELSOMINO
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