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CIAO GUADALUPE GRANDE, GRANDE VOCE DELLA POESIA SPAGNOLA- UN OMAGGIO DI CARLOS VITALE

04/01/2021, 16:14

La poeta spagnola Guadalupe Grande è scomparsa improvvisamente il 2 gennaio 2021.
 

Era nata a Madrid, il 30 maggio 1965. Poetessa, scrittrice, critico letterario e curatrice di eventi e volumi. Laureata in Antropologia Sociale. Figlia dei poeti Felix Grande e Francisca Aguirre, ha pubblicato i libri di poesia: “El libro de Lilith”, Premio Rafael Alberti, 1995; “Renacimiento”, 1996 e “La llave de niebla”, 2003; il suo libro “Fábula del murciélago” ha ricevuto una menzione al premio Barcarola nel 1996.
I suoi poemi sono inseriti in diverse antologie spagnole e ispano-americane: “Monographic about feminine poetry published by the Zurgai Review (Vizcaya, Julio, 2004), 33 de Radio 3 (Calamar/Rne3, Madrid, 2004) Writing and voice -80 poetic proposals from the Fridays of The Cacharrería- (Comunidad de Madrid/ONCE, Madrid, 2001), Woman of flesh and verse (La esfera literaria, Madrid, 2001), Poetic Village II (Ópera Prima, Madrid, 2000).

È stata ospite di Casa della poesia di Baronissi (SA) a giugno del 2008 e lo stesso anno degli Incontri internazionali di poesia di Sarajevo e nel 2015 tra i protagonisti di "La poesia resistente" a Casa della poesia.

Con la Multimedia edizioni ha pubblicato il volume "Mestiere senza crisalide".

Carlos Vitale, ottimo poeta,traduttore e critico letterario argentino che vive a Barcellona, ci dona questa bellissima poesia in ricordo della indimenticabile poeta.


In ricordo di GUADALUPE GRANDE
(Madrid, 30 maggio 1965-Madrid, 2 gennaio 2021)
GRANDE GUADALUPE: INSIEME ALLA PORTA

 

Casa vuota
e l'aroma di una speranza rancorosa
profuma ogni angolo
Chi ci ha detto
mentre ci separavamo per il mondo
che qualche volta troveremmo
coperto in questo deserto.
Chi ci ha fatto credere, fidarci,
- peggio: aspettare -,
che dietro la porta, sotto la tazza,
in quel cassetto, dopo la parola
su quella pelle,
La nostra ferita sarebbe guarita.
Chi ha scavato nei nostri cuori
e dopo non ha saputo cosa piantare
e ci ha lasciato questo buco senza seme
dove non c'è altro che la speranza.
Chi si è avvicinato dopo
e ci ha detto basso,
in un istante di avidità,
che non c'era nessun angolo dove aspettare.
Chi è stato così impiadoso, chi?
che ci ha aperto questo regno senza tazze,
senza porte o ore mansuete,
Senza tregua, senza parole con cui fraguardare il mondo.
Va bene, non piangiamo più,
Il pomeriggio cade ancora piano.
Facciamo l'ultima passeggiata
di questa triste speranza.

 

CARLOS VITALE

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