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A DANIELA MATRONOLA IL PREMIO L'IGUANA-ANNA MARIA ORTESE, VII EDIZIONE

02/07/2020, 14:57

Daniela Matronola con la silloge "Tempo tecnico" si è aggiudicata la sezione Poesia Edita della settima edizione Il Premio L’Iguana, dedicato a Anna Maria Ortese, sabato 27 giugno scorso, nel meraviglioso Castello di Prata Sannita (CE) della famiglia Scuncio.
 

A fare gli onori di casa Vittorio Scuncio e Lucia Daga. L’immagine fotografica della presenza della visita dell’Avvocato Gerardo Marotta al Castello, ha fatto da viatico alla cerimonia. Lucia Daga ha ricordato la ‘Lezione sull’Europa’ tenuta dall’avvocato Marotta, Presidente dell’Istituto Filosofico, nella sua visita mentre assisteva ad una premiazione di anni precedenti.

La conduzione, affidata alla Prof.ssa Esther Basile, filosofa dell’Istituto Filosofico di Napoli, con un discorso introduttivo sui valori dell’Umanesimo e sul senso etico della vita, accompagnata dalla presenza vigile, partecipativa e densa di parole della giornalista e scrittrice Maria Stella Rossi. Video archivi della Dott.ssa Rosy Rubulotta.

A fare da cerimoniere il poeta Francesco Terracciano con la sua squisita attenzione ai partecipanti e premiati.

Hanno accompagnato e reso possibile una preziosa atmosfera la musica del Maestro Valerio Bruner e il Duo del Maestro Nicola Rando e del Mezzosoprano Daniela Innamorati. Insegnamento ancora una volta significativo di come i linguaggi artistici si intreccino sapientemente.

" La sua poesia scende nella realtà per invocarla, per piegarla a restituire il suo senso. E il senso è nella relazione, nel mistero dell’altruità. Nel bisogno che siamo, ancor più che nel bisogno che abbiamo. “Esiste, deve esistere un posto  dove si venga inclusi e non rifiutati. Deve esistere, esisterà un modo per essere  ammessi al cerchio umano, non separati da tutti”, dice Daniela in apertura, quasi forzando quel posto ad esistere nei suoi versi- scrive Simona Lo Iacono nella prefazione al libro "Tempo tecnico"- .

E, infatti, è la parola che si appropria delle cose e le assilla con una carezza. E’ la scrittura che funge da ostinato argine alla vacuità del reale, e resiste con disperata fermezza all’attacco del mondo. “Ricevo proposte d’evasione, divento bersaglio di chimere e consolazioni. Come mia madre, non ammetto distrazioni  anche quando ad esse cedo col corpo”.

 

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