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LA CALABRIA IN VERSI DI PIETRO VOCI

27/06/2020, 19:50

Ho preso a leggere la racccolta di poesie “Terre lontane”, che  Pietro Voci  ha dedicato alla sua Calabria,  e già dai versi iniziali mi sono trovato a fare qualche sconfortante riflessione.
“Tu non sai la solitudine di questa terra,
secoli oscuri di storia l’hanno
completamente isolata.
Non puoi comprendere la chiusa
rassegnazione di questa gente
che esplode a volte nella disperazione
con la forza selvaggia
di una fiumara in piena….
…Tu sei di un altro paese e i tuoi pensieri non
volano qui per cercare un rifugio”.

In questi giorni ha fatto scalpore il modo in cui una compagnia aerea inglese ha pubblicizzato i suoi collegamenti con la Calabria, definendola una regione senza turisti perché “terra di mafia e di terremoti”.
Curioso accostamento, ho pensato, tra un fenomeno geologico e uno umano. E mi è venuto alla mente quanto rispondeva il giudice Falcone a chi gli chiedeva se mai un giorno la mafia sarebbe stata sconfitta: “Certamente”, diceva, “ la mafia è un fenomeno umano e fatalmente destinato a scomparire”. Anche i terremoti, ho pensato io, con il procedere del raffreddamento terrestre, sono destinati a scomparire. Ma quando?
Con malinconica rassegnazione l’amico Pietro ci mostra in poche righe l’immagine di una terra che vive un triste primato di povertà e di violenza,  ostinatamente negato dalle istituzioni di ogni livello,  locale e nazionale, perché non congeniale alle loro conclamata  incapacità o, peggio,  complicità.
Nel migliore dei casi, quello che è sembrato più conveniente alle classi dirigenti più “illuminate”  è stato di favorire l’emigrazione di migliaia e migliaia di calabresi che sono andati a fornire braccia alle imprese del nord, quando non a lidi lontani, dall’Europa alle Americhe, in viaggi chiamati “della speranza”, ma che sarebbe più appropriato definire “della disperazione”.
Nei versi di Voci
Quando i contadini occuparono le terre
non pensavano certo che i loro figli
sarebbero andati ad arricchire il Nord nelle fabbriche.
Quanto tempo avevano passato
ad aspettare quel momento,
quante volte le grida di vittoria
erano state soffocate sulla forca.
Ma ora che quel sogno si è realizzato
la Storia sembra prendersi gioco
delle loro confuse aspirazioni.
La terra non basta a sfamarli.
Altri padroni li attendono.

Sarebbe però riduttivo limitare la poetica di Voci alla sola denuncia dei mali atavici di una terra ancora per molti versi “lontana” nella sua solitudine e in una orgogliosa diffidenza.
La terra che ha nutrito il poeta esule è anche fonte di nostalgia e di rimpianto per un passato pieno di sapori e di ricordi: una natura cupa e selvaggia come i suoi abitanti
Tu mi hai impresso il sentore
verde e cupo dei boschi dell’interno,
che mi accompagna nel silenzio
della mia solitudine e mi sommerge nei momenti
di tristezza e di abbandono.

Voci, con il pudore che accompagna i suoi versi,  riflette su un passato ancorato ad  ataviche tradizioni di orgoglioso riserbo
Per riuscire ad esprimerti
devi vincere il silenzio
di generazioni a cui non restava,
alla sera, nemmeno la forza
di gridare la propria miseria.

Ma la sua poesia sa cogliere anche la luminosità di un paesaggio inondato di profumi mediterranei, che restano nel respiro del poeta come a trasmettere immagini e stati d’animo in maniera più evocativa e potente man mano che si perdono nel ricordo.
La lunga consuetudine con il silenzio ambrato
dei pomeriggi estivi, la polvere dei bianchi sentieri,
nascosti tra le foglie delicate dei mandarini ancora verdi,
filtra tra le rughe dei giorni lontani
una luce di indolente stupore;

E, ancora
Portami la neve caduta questa notte sulle montagne,
scalderemo col nostro vino rosso il suo vergine candore
e al nostro banchetto non sarà più solo il gelato dei poveri,
ma il nettare d’incontri divini.

Versi che sembrano frammenti di lirici greci, e dove però il richiamo ad Itaca e alla nostalgia del ritorno si perde nella consapevolezza del presente

Ma oggi Itaca è una piccola isola
sperduta nel mar Jonio
e nessuno più ti aspetta.

 

Potrei continuare a lungo a sottolineare la “grecità “ della poetica di Voci, “poesia della nostalgia e del ritorno” l’avrebbe definita Heine, ma non era questo l’intento delle mie riflessioni.
 

Lascio ai lettori che vorranno acquistare questo prezioso volumetto, (il cui ricavato andrà in parte  a favore della fondazione "Villa della Fraternità" Onlus), il piacere di gustarne tutte le suggestioni. A me interessava soprattutto sottolineare il mio assunto iniziale,  la condizione di secolare subalternità di una terra straordinariamente affascinante per i suoi paesaggi e le sue vestigia storiche e culturali, che la poesia di Voci, “poesia civile” per l’indignazione che l’accompagna, riesce a far emergere con le suggestioni della nostalgia e del rimpianto dell’esule.

Pietro Voci, Terre Lontane, Colonnese Editore, 2020, euro 12,00, ISBN 9788899716516

 

MASSIMO MILZA

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