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UNA DELICATISSIMA RACCOLTA DI VERSI, COME UN LUNGO VIALE DI FIORI
04/01/2018, 15:59Inutile cercare Revery Edizioni su internet. Il logo, con il trifoglio leggero a sottolineare il nome della casa editrice, sembra essere più raro di un quadrifoglio. Me lo aveva detto Monica Infantino, editora e curatrice della grafica del bel libro di poesie di Erika Sartori, Camminando nel mio giardino.
Non essere su internet è una scelta precisa. Significa non sottrarre tempo, ma curare ogni particolare dando a ogni pagina “il suo tempo”. Significa non alzare la voce ma sussurrare la strada che conduce al tesoro. E si vede bene, si tratta di un libro delicatissimo e curato. La copertina calza perfettamente il titolo e accompagna il lettore come lungo un viale di fiori e di piante che sono le pagine, le poesie, i versi.
Rimango stupita nel leggere la risposta ai miei pensieri: l’introduzione al libro si intitola proprio “Sottovoce”. E’ così. Ogni pagina è un alito di vento, una brezza leggera. E su tutto il colore si stende liquido, a volte vivace, altre tenue, ma sempre pieno di “visioni di impressione”.
L’autrice ci racconta come sono nate le sue poesie . “Ogni memoria mi ha portato al suo posto, nel preciso angolo di giardino, in quel luogo particolare dove è cominciata la sua storia”.
Il giardino è la metafora primigenia che vive in ognuno. E’ il luogo magico delle luci e delle ombre, è il mondo seducente dei sentimenti più belli, dei pensieri, dei ricordi, dei segreti.
I versi dell’autrice sono delicati come ali di farfalle e luminosi come quelle delle lucciole. Il giardino è popolato di piccoli animali e le parole si sfogliano al vento come petali di rose.
Un paesaggio idilliaco come quello delle fiabe incantate, ma guardando bene tra i rami e le piante, osservando meglio nella terra nera si trovano impastati altri umori. Sono pensieri profondi, malinconici, di quelli che fanno i conti con la vita e lasciano spazio anche al rammarico, al dolore. La poesia di Erika non è pace casalinga e piaceri botanici ma stratificazioni complesse rese leggere e chiare dalla sua capacità sensibile di trasformare in colori tenui anche i pensieri più duri. Nelle ombre del giardino prendono forma figure che avanzano e si lasciano riconoscere in pochi tratti. Il figlio cresciuto all’improvviso nella sua giacca perfetta, la madre scarmigliata in bicicletta, sempre giovane e luminosa nella sua apparizione, e sempre lei nel momento della nascita insieme alla zia e alla Madre divina. Il padre, che come nel figlio trova la parola “rabbia”. E la passione per l’uomo amato, il disincanto e lo sperdimento, l’amica di matita… tutti giungono nel giardino a farle visita, nel suo microcosmo personale pieno zeppo di ricordi e di pensieri. Talvolta dal giardino qualcuno fugge per afferrare un attimo di libertà, come la cagnolina Matilde, un episodio apparentemente banale che nella poesia dischiude altri significati e diventa mito. Un giardino che tuttavia non rimane sempre chiuso nella sua perfezione addomesticata di piante, alberi e fiori ma che talvolta si apre e lascia irrompere il mare libero, perfetto, che contiene ogni presenza e dimostra la grandezza di Dio.
La poesia di Erika Sartori mostra ciò che vorremmo essere e come vorremmo vivere, accettando la vita con tutte le sue contraddizioni, e viverla così, in modo delicato, come passeggiando in un bellissimo giardino, attraverso le stagioni, e curare attentamente ogni pianta, accompagnarla e attendere che ogni fiore sbocci.
Erika Sartori è nata a Bolzano, vive e lavora come counselor naturopatico a Roma. Ha pubblicato vari libri di poesie: “Tra il pensiero e lo sguardo”, “Ho chiesto al vento”, “Poesie scelte”, “La spiaggia del tempo”, “Il tempo cambia”.








