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21 DICEMBRE 1927: PER UN NATALE MIGLIORE, GRAZIA AIUTA SIBILLA IN SEGRETO

Arnaldo Frateili svela per la prima volta la lettera con cui Grazia Deledda gli chiedeva di aiutare Sibilla Aleramo

18/12/2015, 15:23

L’8 dicembre si è conclusa la 14esima edizione della Fiera della piccola e media editoria Piùlibri Piùliberi al Palazzo dei Congressi dell’EUR.

Noi eravamo presenti con il nostro stand delle Edizioni Nemapress e con il Premio Alghero Donna celebrato al Caffè letterario della Fiera.
L’ultimo giorno appunto mi sono concessa una “passeggiata” tra gli Stand lasciando per qualche minuti i miei autori.

Nello stand dell’editore Avagliano ritrovo quanto avevo notato anche l’anno scorso: una scatola con alcuni libri ed una scritta: ogni volume 2 euro così salvi un libro dal macero.
Come potevo non salvare almeno un volume? Così mi sono messa a scorrere i libri della scatola e sono stata attratta da un titolo “Dall’Aragno al Rosati, Ricordi di vita letteraria” firmato Arnaldo Frateili. L’autore è un giornalista attivo a Roma tra fine ottocento e metà del novecento. Il libro raccoglie i suoi ricordi della società letteraria con nomi importanti, da Pirandello a Cardarelli ma Silvio D’Amico a Rosso di San Secondo, tutti avezzi ad incontrarsi e discutere nei caffè letterari di cui l’Aragno (che non c’è più) e il Rosati, ancora in Piazza del popolo, sono esempi illustri.

Sfoglio incuriosita perché so che troverò anche lei:infatti ecco il capitolo: Gli occhi di Grazia Deledda. Finalmente!

Arnaldo Frateili scrive di averla conosciuta bene: “Conobbi Grazia Deledda non per una ragione letteraria ma attraverso mio padre, professore di ginnasio, che intorno al 1921ebbe come scolaro il figlio maggiore di lei, Sardus. Cominciai a frequentarla assiduamente, vedendo che mi accoglieva volentieri. Diceva che le portavo notizie della vita di fuori; e lei, stando sempre in casa, era curiosa di sapere quello che facevano gli scrittori, gli avvenimenti del mondo delle lettere. Fu un’amicizia tenuta viva dalle mie visite dei pomeriggi della domenica, ceh durò una quindicina d’anni, fino alla morte di Grazia.
La Deledda era un modello di scrittrice e di madre di famiglia: un’intelligenza ferma e una donna nobilissima”.

Nel proseguo dell’articolo Frateili racconta episodi di vita anche familiare e soprattutto chiude con “Oggi che anche la beneficata è scomparsa dopo la benefattrice, credo mi sia lecito di dar notizia di un’opera buona compiuta da Grazia Deledda a mio mezzo,con l’impegno da parte mia di non dirne mai nulla a nessuno. La notizia è contenuta nella seguente lettera, datata da Roma il 21 dicembre 1927.”

Grazia è appena rientrata da Stoccolma per il Premio Nobel ma avendo saputo che Sibilla Aleramo sta molto male economicamente, chiede a Frateili “di farsi dare dall’Amministrazione della Tribuna il compenso stabilito per quel mio scritto  La Fortuna  (…) di mettere dentro una busta la somma e di mandarla sena nessuna indicazione a Sibilla Aleramo. Naturalmente la cosa deve restare tra me  e Lei, per sempre.(..) Le dirò che ricorro a questo mezzo perché, dopo le disastrose spese per il viaggio a Stoccolma, sono rimasta ance io a secco; e i denari del Premio Nobel devono ancora rarivare. E’ il mio desiderio e che la nostra comune amica passi un Natale come lo passeremo noi con le nostre  famiglie.”.
Grande Grazia!!!!
 

Neria De Giovanni
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