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LA POLENTA DI ANNALENA BILSINI E LA CUCINA "CONTINENTALE"

03/12/2015, 14:28
Grazia Deledda

Nel gennaio del 1900 Grazia Deledda sposa il funzionario ministeriale Palmiro  Madesani nella cattedrale di Nuoro, Madonna della neve.
Ha già pubblicato con grande scandalo dei nuoresi i suoi primi libri sul popolo sardo. Ma quasi un terzo dei suoi romanzi non sono ambientati in Sardegna bensì nei luoghi dove Grazia visse più delle metà della sua vita: Roma, Cervia, e Cicognara il paesino della bassa padana dei parenti del marito. Guardava con attenzione le donne di famiglia per imparare i segreti di quella cucina nuova.

La Deledda “continentale” descrive una sontuosa polenta preparata da Annalena Bilsini protagonista del romanzo omonimo, il primo pubblicato nel 1927,dopo il premio Nobel.

Annalena , poco più che quarantenne, restata vedova manda avanti la cascina da vero capo famiglia. Il suo cucinare mette in evidenza il suo carattere indomito che pare non avere paura neanche dell’alta temperatura con cui la polenta cuoce nel paiuolo.
“Allora anche il piccolo Secondo si riconfortò: col viso teso sull’asse vedeva la madre aggiustare la polenta col mestolo, in modo da formare una specie di torta rotonda e prominente: sopra, col taglio della mano, ella vi segnò una croce, ed al bambino che le domandava con insistenza il perché disse un po’ infastidita che la nonna voleva così. “Perché è la prima polenta che si fa in questa casa”

Sempre nel romanzo “continentale, Annalena Bilsini, attraverso la descrizione della cena di Natale la Deledda fa conoscere al suo pubblico gli usi culinari della gente del Nord, ad iniziare dalla minestra in brodo che apre il pasto seguita dal pesce lesso condito con salsina verde.

Il paese dove Annalena Bilsini conduce la propria vita è accanto alle rive del Po in quella bassa padana tra Viadana e Cicognara, dove la famiglia Madesani viveva e ove la scrittrice si recava ogni autunno per lunghi periodi dopo le vacanze al mare.
A differenza della nativa Sardegna dove il piatto forte era sempre a base di carne, la prelibatezza del cefalo, pesce d’acqua e del Tirreno, la cui cultura è stata anche introdotta in acqua dolce, ci rimanda all’habitat fluviale che in altri romanzi, come “L’argine”, Grazia Deledda ricordò fin dal titolo.

Neria De Giovanni
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