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UN PREZIOSO AUTOGRAFO DELEDDIANO IN MIO POSSESSO

Dono dell'avv.Pasquale Giordano, la recensione, in quattro fogli scritti fronte/retro, della giovanissima Grazia Deledda al romanzo di uno scrittore triestino

10/06/2015, 20:11
Grazia Deledda

L’avvocato Pasquale Giordano, professionista di Roma e noto collezionista d’arte, pronipote del dott. Arturo Giordano che a Napoli dirigeva tra Otto e Novecento, “La rivista letteraria”, ebbe in eredità dal prozio uno scrigno con inediti dei più importanti scrittori dell’epoca, collaboratori della rivista. Tra questi autografi alcune lettere di Grazia Deledda ad Arturo Giordano che l’avv. Pasquale mi permise di pubblicare presso le Edizioni Nemapress, con uno studio di contestualizzazione storica. Era il 2004.

Il libro fu presentato con grandissimo successo all’Accademia di san Luca di Roma con la collaborazione dell’associazione culturale “Il Gremio” dei sardi, presidente onorario l’on. Mario Segni. Questo libro con le lettere fino ad allora inedite, fa luce su una collaborazione letteraria di Grazia Deledda che era sconosciuta e pertanto è entrato nelle Bibliografie specializzate di tutti gli studi deleddiani.

Durante quella prima presentazione, l’Avv. Pasquale Giordano, conoscendo la mia più che decennale attività critica nello studio della Deledda, volle farmi un grandissimo ed inatteso regalo: davanti al pubblico che gremiva la sala dell’Accademia di san Luca, mi donò l’autografo in quattro fogli scritti fronte/retro, contenente la recensione di Grazia Deledda al romanzo di Giulio Cesari Vigliaccherie femminili”.

L’importanza grande di questo autografo è che contiene la recensione della Deledda datata 1892, anno di uscita del libro, presso la Del Bianco, Casa editrice di Udine.

Nel testo la Deledda appena ventunenne, cita paragoni con Fogazzaro, D’Annunzio, i veristi russi, lo psicologismo francese di Bourget, dimostrando così quanto falsa sia stata l’immagine di ragazza inesperta nel mondo delle lettere, che diffusero per tanto tempo i critici contemporanei a lei, e non solo.

Inoltre questa recensione è la prova di come Grazia Deledda non si cimentò soltanto nella poesia e nel racconto ma fin dal suo esordio, ambì a scrivere anche di critica e di saggistica.

Con piglio autorevole e sicuro.

Questo autografo è stato a lungo cercato dagli studiosi triestini che volevano ricostruire la vicenda di come una giovanissimi scrittrice sarda avesse avuto la possibilità di interessarsi di un romanzo scritto dal Cesari, amico di Italo Svevo, nipote di quel famoso padre Cesari delle polemiche romantico-puriste.


La recensione della Deledda è infatti la prima uscita su questo libro e riprodotta con enfasi sulla rivista “Vita sarda” presentata come”Saggio critico”.
 

Neria De Giovanni

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