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E GRAZIA VIVRA' PER SEMPRE

27/05/2015, 09:43
Grazia Deledda

"Non mi hanno mai amato, soprattutto dopo che il re di Svezia ha coronato il mio sogno di successo. Non voglio ricordare. Mi fa male ricordare. Guardavo l’orizzonte coperto dalle nebbie del monte Orthobene, il Monte che mi sovrastava e copriva ogni speranza di fuga;  guardavo e sapevo che non potevano tenermi sempre lì, ai lavori donneschi, preparare da mangiare per i mie fratelli, aspettare la messa domenicale per vedere qualche viso diverso  da quello dei miei familiari e dei servi. Non potevano tenermi con loro perché io ero come Bustianu , come Giacinto,.come i poeti che sul palco si sfidavano a gola spiegata, con la memoria irrobustita dalle lunghe ore di ozio accanto al gregge.
Sapevo che molti scrittori mi invidiavano soprattutto dopo il premio Nobel. Le maldicenze hanno sempre accompagnato i miei successi. A Nuoro le zie pettegole mi criticarono perché, ancora neppure fidanzata, descrivevo con tanta dovizia di particolari, i turbamenti del rapporto amoroso. A Roma persino Luigi Pirandello usò la sua penna sarcastica per denigrare Madesani e rappresentarlo come un marito zimbello della moglie, scrittrice provinciale ed arrivista.
Anche Sibilla Aleramo in miseria per aver speso tutto in una vita ricca di ricevimenti ed abiti di lusso, anche lei non mi amava. Eppure feci raddoppiare l’assegno che riscuoteva a fine anno dalla rivista romana per la quale entrambe scrivevamo: ma lei non seppe mai che avevo chiesto all’editore di aggiungere il mio dovuto al suo guadagno, così da alleggerirle un poco i debiti…Seppi dopo che Sibilla si vantava di essere più pagata persino di me, nonostante il Premio Nobel, segno inequivocabile della sua superiorità artistica!

Ho amato tanto e tanto scritto. Anche lettere,. A centinaia. Spero soltanto che dopo la mia morte qualche critico rampante, magari per far carriera più rapidamente, non pubblichi le mie lettere private scontornandole dal contesto della mia vita e facendomi apparire come non sono. Chissà…
Io ho fatto soffrire Andrea Pirodda, ferito nel suo amore lui che voleva sposarmi; io ho pianto per il disinganno di un sentimento che credevo vero ed invece Stanis Manca mi voleva forse soltanto per un’intervista sul suo giornale romano. Con quanta amarezza lessi le sue parole che mi descrivevano brutta e piccolina. Amori negati, amori traditi.
Fino a Palmiro Madesani, bello, continentale, ricco di una promessa mantenuta: in tre mesi ti sposo e ti porto via, a Roma, in una casa tutta per te. Ed io, con lui, ebbi veramente una casa tutta per me, non soltanto una stanza come desiderava la scrittrice inglese coperta per sempre dall’acqua del fiume.
Madesani che attacca bottone con ministri e sovrani al banchetto del Nobel a Stoccolma;  Madesani che contratta con gli editori la migliore percentuale per sua moglie;  Madesani che mi assiste mentre accolgo il sacerdote con l’olio santo e mi presento come “la moribonda”, senza aver paura di quella parola, in una Roma deserta ed afosa di ferragosto.
“Signora Deledda, cosa scriverà per il Partito fascista, adesso che il Duce vi ha ricevuto a palazzo Venezia? Il Cavaliere ha anche promesso di salvare dal confino il vostro ex-mezzadro, Elias Sanna, come voi avete chiesto al Duce che voleva ricompensarvi dell’onore fatto all’Italia con il vostro Premio Nobel” . “L’arte non conosce politica”, davvero io risposi così a quell’uomo di Mussolini?
Ma i ricordi si confondono.
Ed adesso, con la fierezza dei re pastori, saluto chi vorrà amare ancora i miei scritti dove Grazia vivrà per sempre:
a chent’annos!"

Chissà forse Grazia Deledda avrà fatto questi pensieri gli ultimi giorni della sua vita, a ridosso di un caldo ferragosto del 1936...

Neria De Giovanni
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