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VOCABOLARIO ETNICO E MINORANZE LINGUISTICHE

02/04/2015, 12:30
Pierfranco Bruni

 Le culture di minoranza etnico – linguistica hanno un patrimonio identitario non solo ricco di storia. All’interno della loro storia ci sono espressioni di civiltà che tracciano un percorso esistenziale all’interno di un paesaggio che è soprattutto valoriale e simbolico. Valori e simboli costituiscono un raccordo fondamentale che vive nell’humus di una appartenenza che richiama codici (e si richiama a) che sono la testimonianza di profondi radicamenti.

      La presenza cosiddetta minoritaria (di culture minoritarie) nei nostri contesti territoriali rappresenta una di quelle ricchezze fondamentali che già di per sé va letta come un bene culturale ma non depositato e abbandonato nei registri della storia o addirittura “musealizzato” in quanto è la cerniera tra le identità che hanno definito un contesto territoriale e culturale e le valenze esistenziali, antropologiche e religiose che hanno attraverso geografie e quei processi vitali che hanno permesso di caratterizzare il tempo e la fisionomia di un territorio.

      Ma è pur vero che il territorio è sempre l’esperienza e il documento di una realtà che è stata ma che continua ad essere grazie ad una archeologia del sapere che non dimentica l’archeologia dell’anima. Anche le civiltà moderne sono intrecciate, nella loro struttura, dell’archeologia del sentire che lega il sapere e l’anima.

      Siamo dentro un “vocabolario” etnico che ci rende globalizzati ma anche convinti assertori nella difesa delle appartenenze. Appartenere a un luogo, a un territorio dell’anima, ad una geografia della cultura che è fatta di lingua e di simboli. La cultura dei popoli resta strettamente legata ai valori dell’identità che diventano modelli di conoscenza nella deposizione della storia. Quei popoli che non rinunciano ad affermare la nobiltà dell’identità sanno però che il rapporto con la contemporaneità non può essere straniante. La diversità e la integrazione nella storia delle civiltà non sono una scelta ma una matura consapevolezza.

      Ciò non deve indurre, comunque, a dimenticare. Le civiltà e i popoli che dimenticano vengono attratti dal sonno dall’oblio. Dall’oblio si esce quando ci si rende conto che le civiltà e i popoli non possono estraniarsi dal destino della memoria. Viviamo, come bene ha sottolineato Marc Augé, nella “etnologia della modernità” (cfr. Disneyland e altri non luoghi, Bollati Boringhieri, 1999).

      L’immaginazione e la memoria non solo si incontrano ma, il più delle volte, “si confondono” per ritrovarsi all’interno di una dimensione che è quella del tempo. I popoli e le civiltà reggono all’urto del presente grazie proprio al tempo. Con il tempo dialogano, con il tempo definiscono i percorsi della memoria che recita la sua parte grazie ai ricordi che occupano la scena del quotidiano. Ma questi ricordi che formano la memoria distribuendosi come se fossero tasselli di un mosaico hanno bisogno di una griglia simbolica e di un processo culturale che è rappresentato dal mito.

Pierfranco Bruni

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