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MINORANZE ED APPARTENENZE LETTERARIE

08/02/2015, 10:24
Pierfranco Bruni

Le minoranze linguistiche sono sempre una espressione di appartenenza ad un popolo e ad una civiltà che insiste in quell’abitato reale e storico che è l’eredità. Ma il concetto stesso di eredità storica vive nel raccordo tra bene culturale e cultura della modernità nella trasparenza dei miti, dei simboli, degli archetipi e dell’intreccio di memorie, che sono il passato.

In fondo il bene culturale restituisce il passato di un popolo alla cultura moderna mai trasformandolo ma cercando di viverlo come metafora di un “avvenuto” che non smette di segnare il passo delle epoche. Il dialogante sistema di ricontestualizzare una minoranza linguistica passa inevitabilmente tra la testimonianza di comprendere il senso dell’etnia e la capacità di rendere storica la memoria della stessa minoranza.

Ciò significa che questo passaggio avviene soltanto nel momento in cui il passato di una minoranza diventa espressione realmente culturale, ovvero bene culturale. Infatti non ci può essere minoranza linguistica (o presenza minoritaria) senza essere, questa stessa, considerata bene culturale.

È certamente una questione strategica nel vasto e articolato panorama dell’etimologia moderna di bene culturale, ma è anche la consapevolezza che soltanto come bene culturale può resistere ad una società sradicante e che facilmente si smarrisce nelle perdute fisionomie delle radici.

Il nostro lavoro, ormai da anni, (il progetto sulle minoranze linguistiche del ministero per i beni e le attività culturali che porto avanti da anni con studi, ricerche, pubblicazioni e convegnistica anche in molti paesi esteri) è stato ed è quello di porre all’attenzione il valore storico delle presenze minoritarie: dagli Occitani ai Ladini, dai Croati agli Italo – albanesi, dai Grecanici agli Armeni, dai popoli Rom ai Catalani e così via.

Insisto sul fatto (l’ho fatto anche in altre sedi e occasioni istituzionali) che bisognerebbe aprire una finestra sulla cultura Armena in Italia. O meglio aprirsi alla presenza storica degli Armeni in Italia. Una presenza che non nasce con il genocidio del 1914 – 1916, ma incide con la sua straordinaria realtà letteraria, artistica e antropologica in secoli di rapporti tra le culture Orientali e quelle Occidantali anche sul piano religioso.

Gli Armeni hanno lasciato tracce e documenti storici e artistici in molte comunità italiane. Una produzione letteraria contemporanea ha una sua significativa valenza ricostruttiva (i romanzi di Antonia Arslan o le canzoni di Charles Aznavour).  Come gli Occitani o gli Italo – albanesi (Arbereshe). Ma il dato di fondo resta sempre quello di non sottovalutare mai che una presenza minoritaria (storica) è un bene culturale. Un esempio ancora. La musica Grecanica e quella Arbereshe è un insieme di manifestazioni di eredità sia mediterranee che balcaniche.

Quando spesso si parla di un Mediterraneo inclusivo, si sottolinea l’importanza chiaramente di un Mediterraneo diffuso, ma questo perché geograficamente e in termini metafisici include non un’area (o delle isole territoriali) di mare e di terra soltanto, ma una lettura filosofica, letteraria, artistica, antropologica di popoli e civiltà che si confrontano e si incontrano su progetti politici (condivisi o meno: questi) e soprattutto culturali.

In Italia, per gran parte, le presenze minoritarie hanno caratteristiche culturali che rimandano a un Mediterraneo diffuso. Penso ai Sardi e ai Catalani (o a quelli già citati), ma anche ai Ladini e ai popoli Germanici che hanno storie chiaramente diverse, ma sempre dentro un bacino che ha avuto rapporti con il Mediterraneo. Penso ai Croati e agli Slavi ma anche ai Friulani e alla cultura Istriana. Su queste ultime insiste una letteratura di grande valenza: da Pasolini a Tomizza, da Sergio Endrigo a Carlo Sgorlon.

Insomma sia in termini linguistici puri che sul piano letterario (e ancora su quello storico – artistico e antropologico) le presenze minoritarie sono un bene culturale. Bisogna considerarle tali proprio in virtù dei modelli che hanno tracciato lungo le vie delle nostre comunità, e nell’intelligenza delle integrazioni e comprensioni storiche non possono che essere comprese se non attraverso una interpretazione che è quella, appunto, di un bene culturale sommerso ma definito nella ricchezza di valori, che sono quelli dell’eredità, dell’identità, dell’appartenenza. Aspetti che si fanno storia, una storia che è bene culturale. Il nostro intendo è proprio quello di approfondire, cercare comparazioni, dare senso alle presenza minoritarie in una lettura completamente vissuta come bene culturale.

 

 

Pierfranco Bruni

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