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LA GRANDE GUERRA: MESCOLANZA DI LINGUE ED ETNIE

Nelle trincee si è consumata la immediatezza della parola vera nei sui diversi modelli regionali ed è stato fatto con estrema semplicità

26/11/2014, 13:31
Pierfranco Bruni

La lingua nelle trincee è una etnia nella costruzione di una antropologia di Pierfranco Bruni

Le parole, la lingua, i linguaggi nelle trincee della Grande Guerra hanno testimoniato una diversità di koinè e di stili espressivi. Una visione ha ha riguardato la lingua italiana parlata che ha sostanzialmente condizionato anche quella scritta. In fondo il Vocabolario nasce anche da un porre in una unitarietà il parlato vero con la scrittura studiata nei suoi particolari.

Nelle trincee si è consumata la immediatezza della parola vera nei sui diversi modelli regionali ed è stato fatto con  estrema semplicità. Accanto al rapporto tra linguaggi, lingua e dialetto si è manifestata una altra dimensione che è quella della tradizione. I due modelli  sono, sostanzialmente, dei parametri etnici.

Nel dolore, nella sofferenza, nella tragedia delle trincee si è creata una etnie. Le diversità espressive, i moduli di linguaggi e di tradizioni, i costumi letti attraverso una interpretazione antropologica hanno comportato la "compostezza" di un essere etnia. In fondo è così che si formano le culture.

C'è una reale cultura nata nelle trincee che trova la sua peculiarità proprio in una etnia della comunicazione. Infatti la comunicazione di una etnia nasce da un fatto storico, da condizionamenti, da incontri, da un raccordare diversità. Come elemento fondamentale c'è la lingua.

Come farsi capire ? Un interrogativo sul quale abbiamo indagato. Come possono comunicare un siciliano e un trentino o un calabrese un veneto un sardo? È qui che subentrano i comportamenti, ovvero i gesti, l'essere dei gesti. Questo essere dei gesti non è altro che un esserci fisicamente con le proprie storie e le proprie vite. Ma le storie e le vite sono nella relazione di una comunicazione. E da questo comunicare che si forma un vero e proprio modello antropologico che si è retto nell'aver unito una cultura del dialogo e del bisogno di capirsi per stabilire un rapporto. C'è dunque una etnia delle trincee. O meglio una etnia nata dalle trincee.

Si pensi, tra l'altro, ai soldati che hanno combattuto in Africa o in Grecia e si sono trovati a contatto con civiltà diverse. La presenza italiana in Africa e con i beduini africani è una pagina ancora tutta da scrivere, ma dal punto di vista delle etnie si incontrano, e di scontrano, lingue e tradizioni. Una etnia, in fondo, è la linfa vitale di una minoranza.

Il linguaggio nato nelle trincee è un fatto rivoluzionario sia dal punto di vista strettamente linguistico che nella letteratura delle tradizioni. La lingua resta una vera etnia che ha permesso la costruzione e la interpretazione, tra traduzioni, usi e costumi, di una visione antropologica della storia stessa.

Pierfranco Bruni

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