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QUANDO CON ZEFFIRELLI E ADRIANA POLI BORTONE PARLAMMO DI MEDITERRANEO

11/09/2020, 13:34
Pierfranco Bruni

Poniamo al centro l’antropologia della cristianità e l’umanesimo della letteratura in una discussione sulla bellezza e sul viaggiare, come propose l’amico Franco Zeffirelli, molto amico di Adriana Poli Bortone”, dichiara Pierfranco Bruni.

Una proposta ancora molto attuale. Riprendiamo la sua idea di un Mediterraneo senza spargimento di spazi meridiani. Un suggerimento interessante che proveniva dal suo approfondimento cristiano sia su Gesù che su San Francesco d’Assisi.

Il punto della sua proposta culturale era proprio qui e noi la intendiamo perseguire. La cultura può ritrovare il suo senso se le civiltà riscoprono gli orizzonti delle radici. Le radici sono il vero radicamento dei popoli, i quali vivono e resistono al moderno grazie alla tradizione. Concetti dentro il pensiero di progetto non solo culturale e politico alto ma di un Progetto Uomo. Zeffirelli sapeva guardare a ciò che sta davanti a noi e non a ciò che abbiamo alle spalle. Ciò che è davanti a noi, sosteneva, esiste in quanto la Ragione fondante di tutto si chiama Memoria.

Tra Agrigento e Lecce pensammo di creare i “Luoghi del mito”. Perché sono i luoghi che fanno le civiltà e danno voce ai popoli come Antropos. Ci incontrammo tante altre volte a Roma e a Firenze. Il Mediterraneo era diventato il Cerchio del nostro labirinto. E il cinema o il teatro o la scena o il palco? Avevano senso. I processi culturali non nascono. Si creano. Questo era il punto fermo e il riferimento.

Il suo Gesù resta l’umanitas nella chora delle identità che si richiamano alle sole e uniche voci del nostro abitare la vita con la bellezza. Era la bellezza il porto. Il porto da raggiungere era appunto la bellezza. Bisognava orientare oltre lo sradicamento, oltre qualsiasi segno di spaesamento. Gesù ci conduce alla Bellezza porto, spesso mi sottolineava. La continuità era l’opera di Francesco. Il suo essere mediterraneo partiva proprio dal deserto cristiano. La Puglia e la Sicilia diventavano con lui immaginario cinematografico e teatrale. Il suo tempo lo ha vissuto dentro questo universo e universalismo in cui l’età delle civiltà si attraversavano snocciolando il sacro e il mito. Poneva sempre come legame questi due modelli. Dio – Cristo e gli dei – grecità. Aveva anticipato ciò che Vico aveva profetizzato. Una metafisica del tempo come metafisica dell’anima. "

PIERFRANCO BRUNI, VICEPRESIDENTE SINDACATO LIBERO SCRITTORI ITALIANI

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