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Assaggio n.10, MARCO FRANZOSO, GLI INVINCIBILI, TORINO, EINAUDI, 2014.

09/03/2015, 15:48

 

Prima di superare la porta d’ingresso della scuola, mio figlio si è girato e mi ha salutato con la mano colorata d’azzurro.
-Ciao, papà!

Mi ha salutato con la mano colorata di azzurro come si saluta un compagno di vita, non un padre. Mi ha salutato come se in quegli anni fosse stato lui a sostenere me, e non viceversa. Come se fosse stato lui a compiere il lavoro più duro: Farmi Diventare Padre
Era il suo modo di dirmi che era giunto il momento in cui lo Lasciassi Diventare Figlio.

Mi fissa come se ciò che vede fosse il suo mondo intero e come se tutto il mondo fosse qui per lui.
I suoi occhi a poco a poco si socchiudono. Si ostina per qualche minuto a tenerli aperti come se addormentarsi fosse una sconfitta. Si addormenta guardandomi.
Ecco cosa si sta perdendo, mi dico pensando a mia moglie.
Lo sguardo di tuo figlio. Uno sguardo di ammirazione.
Chi altri nella vita ti regalerà più uno sguardo così?
….
All’inizio della nostra storia ci ripetevamo di essere persone speciali. Non era vero. Eravamo anche noi come tutti. Poi il  tempo ha fatto il suo lavoro e trasformato quelle persone poco speciali in estranei seduti fianco a fianco senza nulla da dirsi.

Non riesco più ad uscire dall’ospedale. Le uniche pause sono le camminate lungo il corridoio.
Percorrere questo reparto è tuffarsi dentro l’acqua gelida e senza scampo dell’inferno. Quando rientro nella nostra stanza mi lascio alle spalle quel mare di sofferenza e mi ritrovo davanti al corpicino di mio figlio. A casa non avevo  mai preso le debite proporzioni di quel corpo. Ora che lo vedo in un letto da adulti mi sembra poco più di un gattino glabro.

- Non sai quante volte ho preso in mano il telefono. Volevo chiamare per sentire come andava … ma poi non ce l’ho fatta. Passavo in macchina sotto casa. Mi bastava vedere le luci accese. Vi osservavo alla finestra. Lui in braccio a te. Guardavate giù. Tornavo a casa ogni volta più svuotata. Pensavo che non sarei stata all’altezza e non potevo permettermi di fallire una seconda volta.
Io non avevo niente da dire. Mi sembrava che ogni discorso fosse superfluo. Ha continuato lei.
-L’ultima cosa che desidero è intralciarvi la vita.. Non ti chiedo niente. Ho sbagliato ed è giusto che ne paghi le conseguenze.
Sì –ho detto- Hai sbagliato tutto.

 
Maternità e paternità, oggi, vanno costruite, e nulla è dato per scontato. Ruoli, abilità, contesti non sono ingabbiati più in stereotipi.
I genitori crescono con le proprie creature, e attraverso le loro conquiste e le loro sconfitte, costretti a fermare o almeno, rallentare la corsa folle della giostra della vita.
Questa battaglia quotidiana è ancora più dura per un giovane padre che non sa neanche preparare una minestra di verdure e che, abbandonato dalla moglie, si ritrova un figlio neonato tra le braccia.
Un racconto di una paternità accolta e vissuta con sgomento, ma conquistata con la forza dell’amore.

 

Annamaria Torroncelli
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