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ASSAGGIO n.7, Giorgio van Straten, "Storia d’amore in tempo di guerra", Milano, Mondadori, 2014.

23/08/2014, 12:11
Sergio Ruschena by Spazio Visivo - Roma

Sono una donna all’antica, e anche ora che ho deciso di raccontare tutta la storia mi piacerebbe farlo camminando per le strade del mio vecchio ghetto, e non in questi viali larghi e assolati che corrono aperti verso il Rio de la Plata. Penso che ogni storia ha i suoi luoghi, e quei luoghi vanno rispettati. Ma proprio al ritorno dal mio ultimo viaggio in Italia mi sono convinta che è venuto il momento di parlare, ho capito che la mia vita è una vita argentina e che tutto il resto fa parte del passato e lo si può riporre con ordine negli scaffali, proprio come fa un bravo bibliotecario con i suoi libri.

E mi ricordo dei segmenti, non ricordi interi, non storie complete, piuttosto barlumi, accenni: la mia sorella maggiore, Ester, che mi dice: tu non la conti giusta,ma non so più riguardo a cosa; un’ombra sulla banchina del fiume, la stessa dove avevo mangiato la mela:un’ombra netta, non come quelle bellissime e granulose di Buenos Aires, ma precisa, come sa crearle la luce tagliente di Roma, e stavolta sono sola, non vedo Enrico, ma credo stia arrivando, perché sento ancora l’emozione di quando l’aspettavo, mia madre di spalle, controluce, che si volta all’improvviso e mi sorride, e la sua bocca la riconoscerei fra mille, ma gli occhi,gli occhi li ho dimenticati; una corsa a perdifiato con Micol, con la bocca aperta e l’aria che mi punge dentro i polmoni e le lacrime per il freddo e per il vento.
E mi ricordo…

In ogni caso all’inizio gli dissi di no […]
Allora si alzò. Si mise in piedi di fronte a me e mi guardò. Mi disse che mi aspettava da settimane, da mesi ormai, e che quella scena se l’era immaginata mille volte, e ogni volta io rispondevo ai suoi gesti con la stessa passione, con la stessa frenesia. E ora invece io lo respingevo e lui non capiva, non poteva capire.
Gli risposi che se davvero era così importante per lui, allora bene, avremmo fatto l’amore. Ma solo perché me lo chiedeva, perché lo voleva lui.
Mentivo, in realtà, perché ne avevo voglia quanto Enrico, voglia di una cosa che non sapevo neppure bene cosa fosse, da che parte si dovesse cominciare, eppure che desideravo ardentemente, senza ambiguità, allo stesso modo di quando avevo scoperto che baciare era anche mordere le sue labbra.


Un romanzo dal ritmo serrato del flash back, una scrittura leggera e accattivante.  Una storia che narra di potenza dell’amore che rende vittime e carnefici al tempo stesso. Una storia di sentimenti antichi, e sempre nuovi.

 

Annamaria Torroncelli
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