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Forza di popolo

Italia-Uruguay, riflessioni post-partita.

26/06/2014, 09:54
2014

In tempo di Mondiali mi è sembrato appropriato parlare di calcio ma, non essendo un’esperta, ho pensato di farlo con un brano tratto dal libro “Splendori e Miserie del Gioco del Calcio” di Eduardo Galeano, grande scrittore uruguayano e tifoso appassionato.
 

“La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare. Il calcio professionistico condanna ciò che è inutile, ed è inutile ciò che non rende. E a nessuno porta guadagno quella follia che rende l’uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come gioca il bambino con il palloncino, o come gioca il gatto con il gomitolo di lana; ballerino che danza con una palla leggera come il palloncino che se ne va per l’aria e come il gomitolo che rotola, giocando senza sapere di giocare, senza  motivo, senza orologio e senza giudice. Il gioco si è trasformato in spettacolo con molti protagonisti e pochi spettatori, calcio da guardare, e lo spettacolo si è trasformato in uno degli affari più lucrosi del mondo, che non si organizza per giocare, ma per impedire che si giochi. La tecnologia dello sport professionistico ha imposto un calcio di pura velocità e molta forza che rinuncia all’allegria, che atrofizza la fantasia e proibisce il coraggio. Per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfrontato con la faccia sporca che esce dallo spartito e commette lo sproposito di mettere a sedere tutta la squadra avversaria, l’arbitro e il pubblico delle tribune, per il puro piacere del corpo che si lancia verso l’avventura proibita”.
così Eduardo Galeano

Non mi unisco alle fila dei detrattori dell’Italia perché tifare contro il proprio Paese non dovrebbe mai essere una moda, un vezzo, un cliché intellettuale; ma non posso che concordare con le parole di Galeano su come un gioco sia diventato in molte parti del mondo la copia sbiadita e patinata della disciplina aggregante e divertente, che faceva scorrere fiumi di adrenalina fuori e dentro gli spalti e sognare tifosi e calciatori, dalle prime note degli inni fino ai tre fischi finali. Adrenalina e sogno che però forse troviamo ancora nei calci al pallone tirati dai rappresentanti di squadre meno viziate, nei giocatori con la voglia di riscatto ben visibile negli occhi e nei piedi, nei cori e nelle lacrime dei loro tifosi che sperano. Lo sport attraverso di loro torna ad essere per un momento qualcosa che unisce e che rafforza e a ricordarci con le parole di Galeano che “Il calcio, come la letteratura, se ben praticato è forza di popolo”.
 
Un grazie a Julio Lubetkin per la sua disponibilità.

Alessandra Bonanni

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