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ANDREA ZANZOTTO, IL POETA DELLA NATURA, A CENTO ANNI DALLA NASCITA

Il poeta Francesco Agresti ricorda così il poeta Andrea Zanzotto

14/10/2021, 14:44

Come Giovanni Pascoli cantava la dolcezza delle campagne, così Andrea Zanzotto ne piangeva la loro scomparsa, in una società totalmente votata all'ineluttabile suicidio consumistico.
 

Ricordiamoli con amore i nostri grandi poeti perché il loro canto ci lega in modo inossidabile al creato, perché la poesia - soleva dire Zanzotto - si pone come vera e unica storiografia possibile del genere umano.
 

Papaveri ovunque,
oggi, ossessivamente essudati,
sudori di sangui di un
assolutamente
eroinizzato slombato paesaggio,
sudore spia
di chissà quale irrotta malattia
- mala mala bah bah tempera currunt bah bah -
o stramazzata epilessia
Ora non strati a strati accordati
in fervidi iati o contatti o spartiti
ma fole di confusamente
e no, no, mai
intercettabili da menti currunt
Prati-sfatti-fucine
di nuovissime zanzare-tigri
di zecche-Lyme
di matrie stuprie
di patrie rebus-pus
sotto cieli franati nello stupore stesso
di sé-rottami inani currunt
Papaveri, chi cerca che? bah bah
Di che, papaveri, esantemi teoremi
Stridii?
Ii? Ii? Ii? bah bah
Nessun consuntivo Papaveri,
mie anime già miriadi e in mille,
siti e situazioni sempre vigili,
o così finemente accorti nel più soave
appena-esistere

 

Andrea Zanzotto 1996

FRANCESCO AGRESTI

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