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GLI ECHI DEL PASSATO NE "IL GRANDE GATSBY"

A ottant’anni dalla scomparsa di Francis Scott Fitzgerald (21 dicembre 1940)

21/12/2020, 12:23

Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

Questa l’immagine conclusiva del romanzo “Il grande Gatsby” (1925), scritto durante la controversa Jazz Age statunitense. Un decennio intenso, nato dalle ceneri del dopoguerra, permeato da una cieca fiducia nel progresso; un’epoca spettacolare dagli oscuri retroscena, contesa tra notevoli sviluppi e reiterate ingiustizie. Immerso in un tempo proteso al futuro, Francis Scott Fitzgerald inaugura una narrazione alternativa, che guarda al passato con tensione nostalgica. Di fatto, la trama della sua opera più nota gravita attorno a ciò che è stato, o meglio, a un se carico di potenzialità inespressa: una storia d’amore mai consumata, che opprime la vita del protagonista tanto da segnarne, irrimediabilmente, il corso. Ma procediamo con ordine.
 

James Gatz è un giovane senza un soldo e senza passato di indole sveglia e ambiziosa; per una serie di provvidenziali casualità, diventa ben presto Jay Gatsby, il ricco proprietario di una villa nel West Egg, scenario di feste in grande stile frequentate dal bel mondo. Si direbbe una vuota e volgare ostentazione, la sua, eppure, dietro un benessere apparente, si cela lo spettro di un sentimento antico: per cinque, lunghi anni, il giovane galantuomo riceve gente da ogni dove, con la vana speranza che, tra quei volti sconosciuti, figuri, un giorno, quello dell’amata Daisy.

Gatsby è tanto grande nell’impero che innalza, quanto piccolo nella propria fragilità umana. Per anni trema davanti a un bagliore verde, minuscolo e lontano, che rischiara le sue veglie notturne: è la luce di un molo, tutto ciò che possiede di Daisy, e ci si aggrappa con energica dedizione. Egli plasma il passato con passione creativa, ricamandolo di vitali e smisurate illusioni; così, quando ha luogo l’agognato incontro, la fantasia si sgretola sotto il peso di una realtà imperfetta: Daisy non tarda a rivelare una capricciosa vanità, e il sogno di Jay si spegne pian piano, lottando infelice, senza disperazione, contro l’evidenza.
 

Diversi personaggi tentano, invano, di sottrarlo all’incantesimo che lo imprigiona. Primo fra tutti, l’amico Nick, voce narrante, il quale sostiene l’impossibilità di tornare indietro: Gatsby lo contraddice con ostinata fermezza, guardandosi attorno sconvolto, come se il passato sia in agguato nell’ombra della sua casa, fuori dalla sua porta. La stessa Daisy sentenzia, con imprevedibile saggezza, che non può fare niente contro il passato: ha amato un altro uomo, mentre lui era via, vissuto un'altra vita.
 

Così, guardandosi alle spalle, Gatsby inciampa in un tragico futuro: un vedovo infelice gli spara mentre nuota, per la prima volta, nell’acqua della sua piscina. Per lui non c’è scampo: come afferma lo stesso Nick, l’amico paga un prezzo troppo alto per aver vissuto troppo a lungo con un unico sogno.
Ecco che la metafora iniziale prende forma. Per quanto tenda al domani, l’essere umano si ritrova, puntualmente, a naufragare nel proprio ieri, sommerso da rimorsi e rimpianti, forti e incontrastabili come onde nella tempesta: la luce guida di un faro, l’unica in cui ha confidato, non sempre lo riporta a casa.

ELSA BALDINU
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