Giovedì, 06 Maggio 2021 (S. Benedetta vergine)

Sei in: Rubrica Anniversari » "L'ETA' DELL'INNOCENZA”, DI EDITH WHARTON (1920): CENTO ANNI DALLA PRIMA EDIZIONE ORIGINALE

  • mail

"L'ETA' DELL'INNOCENZA”, DI EDITH WHARTON (1920): CENTO ANNI DALLA PRIMA EDIZIONE ORIGINALE

05/11/2020, 12:35

Da sempre l’essere umano sfila sul mondo con la precarietà di un funambolo, in bilico tra realtà e apparenza. Con magistrale e disincantata ironia, la scrittrice Edith Wharton restituisce tale complessità nel romanzo con cui, nel 1921, vince il Premio Pulitzer, per la prima volta assegnato a una donna: “L’età dell’innocenza” (1920).
 

Ambientata nella New York della buona società ottocentesca, avvolta dalla “nebbia dorata” di una ritualità stantia, l’opera mostra le crepe di un microcosmo antiquato restio al cambiamento. Barricata tra le mura del perbenismo, l’antica aristocrazia statunitense diventa emblema di un conservatorismo cieco, attento all’etichetta più che al contenuto, succube - cosciente o meno - di un’abitudine che non ammette alternative. La modernità è una sirena dalle sembianze europee, bandita dai salotti americani o quantomeno guardata di sbieco, con diffidenza e biasimo, in nome di polverose tradizioni. Il culto della forma, fragile antidoto al suo canto, invalida la crescita del singolo e compromette i rapporti personali.
 

Esemplare è la storia dei personaggi principali, un avvocato newyorkese prossimo alle nozze e un’eccentrica contessa cresciuta in Europa, su cui grava una causa di divorzio. Due mentalità differenti, offuscate dal medesimo pregiudizio, due esistenze profondamente influenzate da retaggi culturali, che, per ragioni diverse, faticano a superare. Newland Archer – questo il nome del protagonista – è consapevole di vivere nella finzione, “un’innocente ipocrisia” che riduce gli uomini a “motivi stampati sul muro”; eppure, al momento della svolta, è “incapace di fare qualcosa di diverso” dalla propria routine. La contessa Ellen Olenska, donna di più ampie vedute, sostenuta da un’educazione straniera, anela un’emancipazione che non sa accogliere completamente: libera a costo di restare sola, ma nel rispetto del buon nome della propria famiglia. Ecco che i due scartano la possibilità di un sentimento sincero per salvaguardare la fitta rete di menzogne su cui, a stento, si regge il teatro che li vede attori; ecco che rinunciano alla “vita vera” per non scoppiare la fragile bolla che li ingloba. Tutti si affannano nel preservare l’apparenza, pellicola sottile che avvolge una realtà corrotta: prima fra tutti, May Welland, moglie dell’avvocato, che rifiuta di riconoscerne l’infedeltà pur di proteggere la loro immagine pubblica. Sarà lei a scongiurare l’unione dei due amanti, con la notizia di una gravidanza incerta: è “il sistema della vecchia New York, quello di uccidere senza spargimento di sangue”.

Con la lucidità propria di chi conosce l’ambiente, Edith Wharton svela i meccanismi che ne stanno alla base: rompe la superficie per addentrarsi in profondità, in nome di una verità troppo a lungo taciuta. Animata da un acerbo ma sincero femminismo, la scrittrice newyorkese auspica un rinnovamento profondo dei costumi, che intravede tra le maglie del suo presente: così come nel vecchio, anche nel nuovo sistema c’è qualcosa di buono. Di fatto, il romanzo si conclude con un balzo in avanti: a trent’anni di distanza, il destino presenta a Dallas, figlio maggiore di Newland, l’occasione che lui, in passato, non ha saputo cogliere. Ecco una nuova e promettente generazione, per cui l’autenticità è sempre la scelta giusta.
 

ELSA BALDINU
Foto (2)

Media

stilefashion
viverecongusto
terraecuore

Apri un portale

Newsletter



Lavora con noi

Contatti

redazione@portaleletterario.net

facebook twitter