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QUELL'APRILE DEL 1983 QUANDO MERCE' RODOREDA CI LASCIO'

14/04/2020, 20:05

“Oggi la letteratura spagnola forse piu interessante è quella scritta dalle donne”. Questa affermazione è di Antonio Blanch professore di letteratura comparata all’Università di Madrid. Come si capisce dal cognome, Blanch, è di Barcellona e proprio la Catalogna è all’avanguardia nella penisola iberica per penne femminili di rilevanza internazionale.
 

Uno dei premi di narrativa più prestigiosi è dedicato a Victor Català, scrittrice sulla quale ho scritto in quanto ha molti tratti in comune con Grazia Deledda.

La sezione internazionale del Premio Alghero donna, a Roma,  alla fiera nazionale “Più libri più liberi”,  ha premiato una grande scrittrice catalana, Blanca Busquets.

L’attuale consigliera della cultura della Generalitat di Barcellona, Mariangela Vilallonga, all’università di Girona, ha inaugurato la Cátedra de Patrimonio Literario Maria Àngels Anglada .

A poco più di dieci anni dalla sua scomparsa, ho approfondito in versione italiana la narrativa di Mercè Rodoreda in saggi pubblicati anche sulla “Revista de l’Alguer” diretta dal compianto Rafael Caria, da me riproposti nel libro “Europea identità e scrittura (Nemapress 1995).
 

Mercè Rodoreda, nata a Barcellona nel 1909,  già prima di 27 anni aveva pubblicato quattro romanzi. Nel 1937 vinse con “Aloma” il più prestigioso premio letterario di allora il “Crexelles”.
Fin dal suo esordio la Rodoreda manifestò la propria attenzione verso i problemi esistenziali dell’essere donna: il primo testo pubblicato nel 1932 si intitolava “Soc una donna honrada?”. Contemporaneamente si impegnò al fianco del movimento repubblicano che nel 1932 aveva concesso a tutte le terre linguisticamente catalane un governo autonomo, la Generalitat.

 

E fu proprio nell’ufficio culturale della Generalitat, il Commissariat de propaganda antifeixista che Mercè Rodoreda lavorò alla correzione di bozze in un organico di seicento impiegati.
La Rodoreda restò a Barcellona anche durante i tremendi bombardamenti del 1939 in difesa della repubblica, ma alla fine come molti altri intellettuali dovette espatriare prima in Francia poi a Ginevra, dove lavorò come traduttrice negli uffici dell’ONU. Soltanto quando il suo compagno morì, dopo il 1971 la Rodoreda ritornò in Catalogna e morì non lontano da Girona nel 1983.

 

I suoi romanzi sono oggi riconosciuti capolavori a livello internazionale da “La piazza del diamante” del 1962 a “Il giardino sul mare” del 1966 a “Via della camelie” dello stesso anno.
 

Pur lontana dalla sua Catalogna la Rodoreda non smise di usare la lingua catalana che l’aiutò a mantenere i contatti con la sua terra. A questo proposito vorrei ricordare una famosa frase di un’intervista del 1972: “scrivere in catalano all’estero era come aspettare che fiorissero dei fiori al polo nord".                                                                                                                                                                                                                                                 

NERIA DE GIOVANNI
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