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Vittorio Sermonti, ovvero l'amore per Dante

Nel 2007 criticò la modalità di divulgazione della Divina Commedia attuata da Roberto Benigni, sostenendo che "Non si possono dire spiritosaggini per adescare il pubblico"

28/11/2016, 13:29 | Attualità

Vittorio Sermonti è stato senza dubbio un grande conoscitore di uno dei più famosi capolavori della storia della Letteratura italiana.

Era il 1987 quando la RAI gli affidò la registrazione radiofonica dei 100 canti della Divina Commedia preceduti da una sua premessa critica alla quale collaborò anche il filologo Gianfranco Contini.

La sua voce ci ha condotti nella Commedia come un faro nella luce della conoscenza facendoci riscoprire, tappa dopo tappa, il viaggio dantesco nell’Aldidà con estrema competenza e passione accompagnandoci negli anfratti più inquietanti e ascosi dell’inferno per poi farci risalire con prodigiosa suggestione attraverso i gironi del Purgatorio, fino a giungere alle vette più elevate della terza Cantica. Da esperto lampadoforo,  ci ha illuminati con il suo sapere riuscendo a far appassionare migliaia di studenti e a far riavvicinare gli adulti al capolavoro dantesco.

A partire dal 1995 Vittorio Sermonti avviò una serie di letture pubbliche della Commedia, sia in Italia che all’estero, all’interno di luoghi particolarmente suggestivi. Memorabili i suoi interventi presso la Basilica di San Francesco a Ravenna,  al Cenacolo di Santa Croce a Firenze e a Santa Maria delle Grazie a Milano.

L’amore per Dante Alighieri era sbocciato in lui fin dall’infanzia grazie a suo padre, noto avvocato pisano grande estimatore del sommo poeta e uomo di profonda cultura. Pare che tra i suoi frequentatori abituali ci fosse anche Luigi Pirandello. Il piccolo Vittorio crebbe, quindi, in un ambiente in cui si respiravano la legge e la cultura. Il suo destino era già segnato. A poco più di vent’anni l’incontro con la radio.

Nel 1950 venne assunto come funzionario del Terzo programma radiofonico e ben presto avvertirà l’esigenza di far rivivere i classici attraverso la voce.

Intellettuale estremamente professionale e a volte severo, nel 2007 criticò aspramente la modalità di divulgazione della Divina Commedia attuata da Roberto Benigni, sostenendo che "Non si possono dire spiritosaggini per adescare il pubblico".

In virtù di ciò che è stato e di quello che ha rappresentato, verrebbe  spontaneo chiedersi se è già avvenuto al di là dell’arcobaleno l’incontro con il sommo poeta e quale posto nel suo universo immaginario quest’ultimo riterrebbe più opportuno assegnargli. Ma di certo possiamo immaginare quali potrebbero essere le sue parole: “Gratius ex ipso fonte bibuntur aquae” (L’acqua si beve più volentieri se la si attinge dalla sorgente).

Stefania Romito
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