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Venga pure la fine. Un intrigo internazionale tra orrori e dubbi.

La storia dell’ultimo romanzo di Roberto Riccardi si svolge sullo sfondo del conflitto balcanico con protagonista ancora il tenente Liguori

15/07/2014, 16:20 | Attualità

Rocco Liguori, tenente dei carabinieri, è chiamato ad indagare in ambito internazionale sul misterioso tentato suicidio  di un ex criminale della guerra serbo-bosniaca, il colonnello Dragojevic, il macellaio, da lui stesso catturato e poi condannato dal tribunale dell’Aja per la strage di Srebrenica. All’attività investigativa dell’ufficiale si intrecciano le sue vicende sentimentali: Liguori ritrova Jacqueline, una giovane e intrigante funzionaria della Croce Rossa, con la quale ha vissuto una difficile storia d’amore.

Questa, in breve, la vicenda dell’ultimo romanzo  di Roberto Riccardi, Venga pure la fine, una vicenda  che si svolge sullo sfondo del conflitto balcanico e che vede ancora una volta protagonista il tenente Liguori  con il quale abbiamo fatto conoscenza nel precedente Undercover. Niente è come sembra, una storia dalla tensione altissima ambientata nel mondo del narcotraffico.

D’estate si sa, quando c’è più tempo per leggere e si desiderano letture  coinvolgenti, poco impegnative, ma dall’impatto emotivo forte, un thriller risponde in pieno a queste aspettative.
Venga pure la fine è un romanzo che si legge d’un fiato, fin dalle primissime battute. Rumori, dal fitto della boscaglia: cinque parole e di colpo il brivido della paura corre sulla pelle, e attanaglia la gola. Il terrore della bosniaca Samira diventa il nostro, la violenza del macellaio Dragojevic ci sgomenta.
Ma attenzione, non si tratta solo di trama avvincente e artifici narrativi. Venga pure la fine  si fa leggere perché Riccardi ha una scrittura raffinata che mai perde ritmo e limpidezza, e i suoi personaggi, con i loro dubbi, le loro durezze, le loro ambiguità volute o connaturate, ci avvincono e ci coinvolgono, schiudendo orizzonti inimmaginabili, aspetti umani spesso trascurati. La solitudine morale del militare, e non solo in territorio di guerra, di fronte all’obbligo di dar corso ad ordini “difficili”, lo smarrimento dell’affrontare realtà di enorme violenza tentando di scovarne, sempre e comunque, le ragioni più profonde.

Il registro narrativo, meno sincopato, più intenso, rispetto al precedente Undercover, è una piacevole sorpresa: la scrittura si fa più suadente e si propone piacevolmente anche ai lettori non soltanto di genere.
Riccardi attinge a piene mani alla sua esperienza professionale di ufficiale nell’Arma dei Carabinieri e ne fa un’innegabile fonte di ispirazione, padroneggia alla perfezione l’ambiente militare con i suoi linguaggi e le sue logiche, ma il materiale è trattato e rielaborato con estrema sensibilità e delicatezza. Sembrerà assurdo parlare di delicatezza in storie che trasudano sangue e violenza ovunque. Ma è proprio così: anche l’esperienza più atroce, lo scontro con la realtà più violenta lascia all’autore lo spazio narrativo per qualche insegnamento, e tante riflessioni.

Avvalendosi del racconto in prima persona, Riccardi ci regala un’immediata intimità con Liguori con il quale entriamo immediatamente in sintonia. Ne condividiamo le perplessità, ne apprezziamo l’umanità quando intraprende il difficile percorso di conoscenza con il criminale attraverso lettere e colloqui che continuano, silenziosi e a distanza, complici le pagine di libri. Come accade per La Storia di Elsa Morante che diventa motivo di scambio di opinioni fitto e coinvolgente.
 

Quando [Davide Segre] finisce a pugni e calci un tedesco ferito, per puro piacere, cosa fa se non perpetuare l’orrore? Lo giustifica forse la morte dei suoi familiari nei campi di sterminio? Tutti noi siamo stati vittime prima di diventare carnefice.
Si espresse così. Quel brano della lettera lo rilessi più volte. Non ero convinto, l’automatismo fra la violenza subita e quella agita non mi sembrava obbligato. Glielo scrissi, ne nacque un confronto serrato che annovero fra i fatti più significativi della mia vita.

Questo sofisticato gioco di matrioske, il libro dentro il libro, nasce anche dal desiderio insaziabile di conoscere i pensieri nascosti, il dietro le quinte di qualsiasi azione umana, privata o pubblica. Di scoprire chi sia la vittima e chi il carnefice e in che misura lo sia.

Perché niente è come sembra.

                                                     
Roberto Riccardi, Venga pure la fine,  Roma, Edizioni e/o, 2013, Euro 16,50
 

Annamaria Torroncelli

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