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Campiello 2016: conduzione della cerimonia fuori posto ma…veni, vidi e VINCI

Con 79 voti vince Simona Vinci con “La prima verità” (Einaudi), seconda con 66 voti Elisabetta Rasy con “Le regole del fuoco” (Rizzoli). Neri Marcorè e Geppi Cucciari, conduttori da dimenticare

11/09/2016, 16:46 | Attualità

Si è conclusa la 54esima edizione del Premio Campiello con cerimonia di premiazione al teatro La Fenice di Venezia. Mi ha lasciato un senso di profondo disagio e malumore.

La letteratura, i premi letterari sono una cosa seria o almeno lo erano fino a quando le manifestazioni spettacolari o presunte tali, hanno inquinato il vero messaggio che da sempre i Premi letterari vorrebbero trasmettere: invogliare  a leggere i buoni libri.

E buoni libri sono quelli della cinquina dei finalisti dell’edizione 2016 del Campiello, quelli proposti dalla Giuria tecnica su cui ha scelto la Giuria allargata dei lettori:  Alessandro Bertante con Gli ultimi ragazzi del secolo (Giunti), Luca Doninelli con Le cose semplici (Bompiani), Elisabetta Rasy con Le regole del fuoco (Rizzoli), Andrea Tarabbia con Il giardino delle mosche (Ponte alle Grazie), Simona Vinci con La prima verità (Einaudi).

Eppure aver chiamato a presentare la cerimonia di premiazione ancora i due conduttori Neri Marcorè e Geppi Cucciari mi ha profondamente delusa.
Grazie alla diretta su Rai 5 guardavo esterrefatta il pubblico del teatro La Fenice e vedevo facce attonite, annoiate, qualcuno nei palchi giocherellava con il suo telefonino. 

Nessuno rideva alle battute infelici e fuori luogo della Cucciari; dal pubblico elegantissimo come si conviene all’Associazione Industriali del Veneto che sponsorizza il Campiello, non si  applaudiva se non su sollecitazione dei conduttori.

Gelo e indifferenza. Sul palco i due conduttori pare non capiscano che si tratta di un premio letterario prestigioso e continuano a giocare con i finalisti come sono abituati a fare nella loro trasmissione televisiva domenicale. Ma gli scrittori non sono gli alunni delle scuole a squadre che si sfidano per “un pugno di libri”. Per questo alcuni finalisti come l’ottima Elisabetta Rasy sono anche in imbarazzo davanti a domande superficiali e giochetti infantili..

Quando la Cucciari si è recata in sala stampa del teatro per un rapido giro di opinioni, si è sentita rispondere che sui social si commentava il suo abito! In diretta si è capito a che cosa può portare una conduzione così ripetitiva  e fuori luogo come la sua. Superficialità…

Ridateci la professionalità e la bravura come avevano i “vecchi” conduttori , mi riferisco a Luciano Luisi, Claudio Angelini , chi etichettato come “giornalista culturale”, magari di nicchia, nel mondo non spettacolarizzato, perché non spettacolarizzabile, della letteratura.

Durante la cerimonia del Campiello, non ci interessa sentire dalla Cucciari le solite battutine sarcastiche sulla politica, anzi il teatrino della politica, dei 5stelle al Campidoglio, del PD, ecc. Siamo al Premio Campiello glielo hanno spiegato? Infatti il pubblico non ha mai reagito, né con un sorriso né con un timido applauso, alle sue battute che, perfettamente fuori luogo,forse non venivano proprio recepite come tali!

Ma la scelta della Giuria è stata ottima: un duello finale tra le due scrittrici, da cui è sortita vincitrice Simona Vinci con un libro sofferto la cui gestazione è durata 8 anni, che farà discutere.

La cinquina dei finalisti per L’Opera Prima  era tutta composta di donne, per questo la Cucciari fa la domanda alla Rasy  sulla letteratura femminile quasi guidandola verso una risposta scontata: negli anni 70 parlare di letteratura al femminile aveva un senso, oggi non più. Allora perchè  subito dopo Geppi Cucciari si è esibita in un sermone di piena rivendicazione degli spazi per le donne non ancora parificati con quelli dell’uomo?

Altro incomprensibile scivolone in questa edizione del Premio Campiello cui ha saputo dare una vera lezione di sobrietà Ferdinando Camon, scrittore Premiato alla Carriera, in un breve, pacato discorso anche contro le interviste televisive. E dire che la sua “chiamata” sul palco, contravvenendo ad ogni consolidata regìa, è stata anticipata dalla e nella lettura della motivazione, nonostante Marcorè abbia cercato di lanciarne l’apparizione subito dopo sollevando addirittura la voce…

Stendiamo un velo di silenzio sulla conduzione di questo Premio Campiello 2016 e concentriamoci  invece sulla lettura diretta del buon romanzo vincitore e degli altri altrettanto buoni libri finalisti.

Sperando che nel 2017 le scelte di “spettacolo” siano più in linea con la vera protagonista del Premio: la letteratura.

Neria De Giovanni
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