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Al Festival dei Due Mondi di Spoleto, si danza con il logo del Grande Botero

Gli incontri di Paolo Mieli parlano di Futuro a cercare la nuova spiaggia della speranza

07/07/2015, 12:16 | Attualità

Il Logo del grande BOTERO diventa simbolo strepitoso di un momento storico epocale!

Danzare, danzare, danzare .....sulle scarpette volteggiando nei monumenti preziosi , danzare tra le arcate dei chiostri, preziosi testimoni di civiltà e cultura, danzare tra le mille proposte incantevoli del Festival Dei due Mondi 2015.

Che mai, come in questa splendida edizione, travalica il senso ed il significato, il fine ed il compito limitato e limitante di un Festival e diviene, quasi per miracolo, la testimonianza, lo specchio, l’immagine di uno spaccato di storia.Una storia che traballa sulla crisi , sulla terra che trema e ha tremato davvero a Città di Castello lambendo con la sua carezza inquietante anche Spoleto, una storia che mentre è di scena il dramma sul palcoscenico vive un dramma vero nella povertà, nelle incertezze del futuro. Una storia che parla della Grecia non soltanto come ricordo memorabile ma come angoscia del futuro, paura del domani!

Chiusi nella tenaglia dei giorni difficili che stiamo vivendo tutti , ci illudiamo di volteggiare sulle ali dell’arte ma l’arte ci evidenzia, ci ripropone, ci richiama con le sue capacità eccezionali di analisi e sintesi sulla verità difficile del momento. Così’ da vetrina per l’artista, Spoleto diventa palestra per le inquiete domande, per le risposte , per le speranze di questa folle danza del 2015 che ogni mattina ci sveglia con numeri , voti, schieramenti , abboccamenti che non portano mai la serenità, ma rilanciano continuamente sull’inquietudine.

La terra trema sotto i piedi e la danza continua.Una danza che investe e ribalta le certezze di sempre, un vortice di illusioni, di progetti, di tentativi che somigliano sempre più ad un salvagente piuttosto che ad una nave per affrontare il futuro,

Eccezionale intuizione il Logo di Botero che forse travalica la volontà espressiva  dell’autore stesso e, per quelle vie sotterranee che solo le vere opere d’arte conoscono e sanno attuare, diventa più di quello che l‘autore voleva dire. E racconta al mondo una verità che nessuno pensava potesse raccontare.

Il mondo è pesante, gonfio delle sue angoscie, vivere è diventato un peso economico incredibile, una lotta per la sopravvivenza giorno dopo giorno.

Ma gli uomini trovano al forza di rilanciare e danzano, danzano sui proprio problemi, danzano sulle difficoltà, volteggiano sui debiti, sui prestiti, sulle risorse che non ci sono....

Mi accorgo che sto rifacendo il verso ed il ritmo alla famosa poesia di Gabriele D’Annunzio” La pioggia nel pineto”.

Ecco  : allora era la pioggia che bagnava tutto ed a tutto dava un senso, ora è la danza che ci separa e ci unisce, ci identifica e ci toglie la diversità.

Ballerini di questo folle volo verso il futuro continuiamo a danzare come la natura continuava a fiorire e morire sotto la pioggia dannunziana.

Danzare mentre l’angoscia ci gonfia!

Grande Botero, grande Festival.

Che non sia però il canto del cigno, che l’arte sappia essere sprone, pungolo, ricordo , avviso, comando verso la speranza!

Negli incontri di Paolo Mieli, che chiamano sotto un sole rovente del pomeriggio tanti turisti da riempire due saloni, si parla di Futuro.

Paolo Mieli con la levità elegantissima di cui è capace, abilissimo mago, pungola, s’insinua nell’animo degli intervistati a cercare la nuova spiaggia della speranza. Il sorriso, l’abilità sorniona, la lampada di Aladino per fare uscire una frase , un pugno, una stretta di mano...qualcosa insomma che ci sappia dire che il futuro si è seduto lì davanti a lui.

Che il futuro c’è , che non è soltanto una frase per i libri.

Paolo Mieli come Diogene va a cercare le persone, l’uomo, lo scatto di forza , di dignità, di volontà per costruirlo questo personaggio per ora inafferrabile : IL FUTURO

Anna Manna
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