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Non arancini ma tramezzini per Rocco Schiavone, di Valerio Calzolaio
17/06/2026, 17:33 | Attualità
Roma, Val d’Aosta e altrove. Cinquanta, quaranta e più di dieci anni fa. Il burbero sarcastico acuto vicequestore Rocco Schiavone ne ha viste tante per diventare così, ce lo sentivamo: da ragazzino, da adolescente e da vedovo. A metà Settanta amici e coetanei “facevano” le figurine; Rocco non le collezionava, si divertiva solo a giocarci, a muretto soffio numeri, fra Monteverde e Trastevere; le vinceva per Brizio e Furio. Quell’aprile insieme la fanno beffardamente pagare al cravattaro Mariano Er Bustina dopo aver visto la povera ultrasettantenne sora Elide piangere per un debito di sopravvivenza, 120.000 lire; nella bottega di vicolo della Scala scassinano un cassetto chiuso, ma si nascondono perché arriva lui con una nota prosperosa attempata prostituta; ascoltano che paga, fa cilecca e viene definito lumaco’. Nel 2014 Rocco si fa accompagnare dal viceispettore Scipioni dalla questura di Aosta a Torino, scelto dalla professoressa Laura Bugatti come esponente delle forze dell’ordine per l’incontro con gli studenti di Criminologia; in colpa per esserci finito a letto, aveva ceduto all’invito per ripagare quella mezz’ora scarsa di intimità con una terrificante lezione universitaria. In aula gli chiedono se si può risolvere un omicidio che non ha movente e racconta una vicenda capitatagli, la logica non c’entrava; alla fine un ragazzo si ferma ed espone il caso del padre Maurizio ucciso tre anni prima a Biella; gli consegna una cartellina e il vicequestore finisce per interessarsi; un poco se ne pentirà, pur risolvendo plurimi complicati casi che si riveleranno connessi. Due prime storie, una brevissima e antica, l’altra recente e da racconto lungo; sempre un tramezzino come premessa, prima il classico tonno e carciofini, poi spinaci e mozzarella (da riscaldare). Ecco altri ricordi, scintille, lacerti, sapori e inquietudini della vita di Schiavone, nove differenti tramezzini come pezzi perduti e irrecuperabili ormai, da un certo momento avvolti per legge nel cellophane, inscatolati negli autogrill, accanto a Tuc e Coca-Cola nei distributori delle stazioni.
Il grande scrittore, già attore e regista di teatro, Antonio Manzini (Roma, 1964) ha pubblicato quindici romanzi e quasi altrettanti racconti di un’eccelsa serie concepita come opera unica “alla ricerca del tempo perduto” (e del perduto amore). Il suo protagonista romano è nato intorno al 1966, gli hanno ucciso l’amata moglie Marina il 7 luglio 2007 e qualche anno dopo è stato trasferito ad Aosta, sempre più apparentemente cinico. L’apprezzamento di critica e di pubblico è risultato sempre straordinario e meritato (anche in televisione, uno dei più grandi successi della storia di Rai Fiction, il 16 aprile 2026 sono iniziate le riprese per la settima stagione).
Qui raccoglie nove racconti inediti, dedicandoli al maestro e amico Andrea Camilleri (gli arancini sono sostituiti con affetto dai tramezzini del titolo generale, adattando gli ingredienti a ogni storia). Altri tre sono ambientati durante la gioventù di Rocco Schiavone, quando scopre il potere delle narrazioni e quando, due anni prima della maturità, si orienta a studiare Giurisprudenza. Altri quattro riguardano, invece, il periodo dopo il lutto: nel settembre 2008 va in triste solitaria vacanza sull’isola di Panarea e, per la prima volta, Marina lo va a trovare (“Non risponde. Come un alone su un vetro sparisce”); poi lo troviamo durante l’esilio valdostano, una volta però sugli Appennini abruzzesi (chiamato dagli amici Furio e Brizio, poi tutti insieme bloccati dalla bufera di neve in un autogrill, con traffici e omicidio da ambiente chiuso). La narrazione avviene in terza persona varia al passato (in prevalenza su Rocco). Lo stile appare sempre curato e coerente, fra commozione e sorriso. I dialoghi risultano brillanti e divertenti, molti con i due amici del cuore, in romanesco. Ci sono ovviamente sparizioni, sorprese e misteri, non sempre omicidi. Segnalo la direttrice dell’hotel a Courmayeur, Chiara. Non manca il contributo di molti dei personaggi “storici”.









