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L’autunno dorato della Belle Epoque romana: Lina Cavalieri e il bacio appassionato, di Manfredo Guerrera
07/05/2026, 17:56 | Attualità
Si è visto nella parte precedente il fervore di Roma, recente capitale, gli
eventi, le nuove costruzioni, ma irrompono altri personaggi, in particolare
vogliamo ricordare l’esuberanza di Lina Cavalieri, trasteverina purosangue
che incarnò il mito di ogni fanciulla, le painette in cerca di marito con il
cappello rosso, come venivano definite e come nelle canzoni del tempo.
erano protagoniste. Velocissima la carriera di Lina: dal varietà romano
dove mosse i primi passi al Margherita di Napoli ed infine a Parigi come
stella della canzone italiana. Il magico debutto nella capitale della Belle
Epoque è ricordato da lei stessa nelle sue memorie, come un misto di paura
e gioia di fronte al successo, ai grandi applausi del pubblico. Ma Lina non
si ferma: a Pietroburgo canta davanti allo Zar, anche con altri cantanti
italiani presenti alla corte russa, sposa un principe russo, infrangendo cuori
e passando di successo in successo. Non solo, si vuole dedicare anche alla
musica lirica e raggiunge il culmine della carriera al Metropolitan di New
York, dove, decisa come sempre, riesce a cantare con il grande Enrico
Caruso, la star a sua volta della lirica mondiale. Estenuanti discussioni
prima dell’evento, perché la cantante capricciosa pretendeva il suo nome
più grande sulla locandina, mentre Caruso in cuor suo considerava questa
interpretazione una penitenza e ne parlava con il suo partner Pasquale
Amato, il suo baritono preferito con cui compiva numerose e frequenti
tournée, scambiandosi i ruoli (tra parentesi Pasquale Amato era lo zio di
mio padre chiusa parentesi)
Finalmente si realizza lo storico momento: Lina Cavalieri e Enrico Caruso
cantano insieme nell’opera Fedora di Giordano. e lasciamo a Lina il
racconto dalle sue memorie: “Allorché alla fine del duetto d’amore,
Caruso tuonò: Fedora io t’amo, ero talmente presa dal mio ruolo che gli
caddi fra le braccia e….un vero bacio appassionato deposi sulle sue labbra.
Per la prima volta, in America, un’attrice aveva baciato davvero sulla
scena. Fu un trionfo, ma si gridò allo scandalo e ciò aumento il successo!”.
Non solo, Lina si apre il corsetto mostrando il suo prosperoso decolleté e
continua il suo abbraccia voluttuoso di fronte a un Caruso che rimane
sorpreso e quasi si tira indietro, ma la donna più bella del mondo non si
ferma, stringe Caruso fra le sue braccia, il cantante sta quasi per svenire,
si riprende e a sua volta avvolge Lina in un abbraccio senza fine tra il
delirio del pubblico; Lina Cavalieri aveva raggiunto il suo scopo baciare il
più grande tenore del secolo.
L’episodio del bacio focoso tra Caruso e Lina passa alla storia tanto che fu
ricordato anche in un film degli anni 60 ispirato alla vita della Cavalieri
interpretato da un’altra splendida attrice, Gina Lollobrigida. Con Caruso
Lina interpretò altresì la romantica Bohème, e anche qui la gelida manina
fu …galeotta.
L’inesauribile Lina si ritirò ancor giovane dal palcoscenico, ma non rientrò
nell’ombra, anzi aprì a Parigi, città della moda e della femminilità, un
istituto di bellezza per le madames e le mademoiselles francesi che la
volevano imitare. Intanto Caruso continuava a mietere successi, ritornò al
Metropolitan di New York con Il Rigoletto, sempre insieme a Pasquale
Amato, che alto due metri doveva con fatica fisica interpretare il gobbo.
Era questa un Italietta? non proprio, anzi questa Italia dominava il grande
mondo dello spettacolo con Roma capitale.
Ma tutto ciò non bastava nella bella epoque dorata dei romani: dalla
musica classica arricchita da baci sensuali ed esaltanti la popolazione
correva a ridere con Ettore Petrolini,
che debuttò prima a Piazza Pepe,
nuova anima popolare della città (avendo sostituito piazza Navona e piazza
–Vittorio), poi si spostò al Gambrinus dove divenne subito famoso con la
canzone il Bello Arturo, e …Gastone era lontano. Petrolini, attore, mimo,
cantante ma soprattutto interprete dell’anima romana più autentica, che
proprio presso i baracconi di piazza Pepe suscitava l’entusiasmo del
pubblico. Così la descrive lo stesso attore: “Piazzale Guglielmo Pepe era
un enorme piazzale consacrato alle baracche dei ciarlatani. Ricettacolo dei
vagabondi e dei poveri guitti, presentava un’accozzaglia di passatempi per
tutti i gusti- uno più sollazzevole dell’altro- non escluso quello
dell’alleggerimento simultaneo del portafoglio e dell’orologio”. Gli
spettatori apprezzavano l’inimitabile stile di Petrolini, il suo passare dalla
macchietta allo stornello, dalla caricatura alla canzone appassionata.
Momento unico nel teatro popolare romano: umorismo agre, quasi fusione
tra palcoscenico e platea, dialogo-colloquio tra spettatore e attore, libertà
dal testo, imprevedibilità. Insomma se in piazza suonava Vessella, se al
Costanzi si osannava D’Annunzio, i romani lanciavano Petrolini e la sua
compagnia di arte varia a una notorietà nazionale e internazionale.









