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IL RACCONTO- Dustin Hoffman, un Oscar sbagliato, di Manfredo Guerrera

31/03/2026, 11:17 | Attualità

In tempo di Oscar, mi torna alla mente un Oscar di grande successo di qualche anno fa, il premio vinto da un giovane Dustin Hoffman per il film Rain man , nel quale  l’attore interpretava un ragazzo autistico di 40 anni,molto impacciato di fronte a casi comuni e  in molte situazioni della vita.
Da cinefilo appassionato ho rivisto il film varie volte, ma   questo riconoscimento  dato a Hoffman mi convinceva sempre meno, mentre la mia attenzione si concentrava sull’interpretazioni di Tom Cruise, il fratello, inizialmente seccato e indifferente. Il ruolo di Hoffman era molto ripetitivo, abbastanza ovvio nel filone dei  comportamenti soliti di fragilità del personaggio;   le difficolta sorgevano invece per Cruise ,alter ego , che doveva assecondare l’imprevedibilità  e seguire in qualche modo gli scatti del fratello autistico. E qui emerge la superiorità recitativa di Cruise che riesce a impersonare con bravura  il fratello, dapprima scettico e anche incurante, ma  via via che il film si dipana,  diventa sempre più comprensivo e quasi affettuoso nei confronti di Hoffman.
Sia sufficiente ricordare alcune sequenze come per esempio quella dell’arrivo al casinò o la preoccupazione di Cruise per la “verginità “ del fratello che benché  adulto non aveva mai conosciuto e l’abbraccio  di una donna e allora gli offre come partner di ballo  addirittura la sua fidanzata , interpretata da una ottima giovanissima Valeria Golino, diventandonr poi quasi geloso.
In ogni scena Tom Cruise si dimostra umano e coinvolgente  e non già un quasi  robot come Dustin Hoffman. Anche quando, avendo bisogno di soldi per le sue macchine, chiede l’aiuto del fratello  la cui disabilità lo rende abilissimo preveggente dei numeri, “indovino “e pertanto vince e stravince alla roulette; Tom Cruise gli è grato ma non lo sfrutta anzi gli presenta una ragazza, che poi si dimostra una spia del casinò e li fa cacciare dal locale.
Mentre il robot Hoffman ripete sempre lo stesso monologo “Charlie Baby,Charlie baby”, Cruise discute con il direttore del casino per difendere il fratello,mentre questi  vuole ritornare all’istituto dove l’aveva fatto rinchiudere il padre di entrambi. Significativo come durante tutte queste vicende cresce l’affetto di Tom Cruise verso il fratello maggiore  e vorrebbe portarlo a casa sua per vivere insieme.
Desiderio affettuoso (e inaspettato) che urta con l’avidità della direzione dell’’istituto e soprattutto con il lascito miliardario del padre; qui si completa  il miracolo  dell’amore fraterno di Tom Cruise che rinuncia ad una somma cospicua offerta dall’istituto, chiedendo soltanto  di poter andare a trovare il fratello, e l’addio tra i due è veramente commovente.
L’ Oscar è proprio  sbagliato, doveva andare a Tom Cruise! se non mi credete è l’occasione per rivedere il film, comunque bello, e vi convicerete di quanto scritto.
Buona visione.

MANFREDO GUERRERA
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