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Beni culturali e Museo. Il parere dell'esperto.

Nel nuovo ruolo del Museo, da Taranto a Reggio Calabria, la valorizzazione del territorio passa attraverso i Beni culturali

14/03/2015, 19:22 | Attualità
Nel Museo di Taranto

“Museo e musei faranno la nuova storia dei beni culturali tra valorizzazione del patrimonio culturale nazionale e capacità di investimento in una geopolitica delle strategie economiche su un territorio. Credo, ha sostenuto Pierfranco Bruni, ( autore di numerosi saggi sul museo e sui beni culturali compreso un volume sulle Riforme dei beni culturali, (2005 – 2010) esperto di Beni culturali e responsabile del Progetto Etnie del Mibact, oltre ad essere archeologo e scrittore), che la questione relativa all’autonomia dei Musei, possa aprire un articolato modello di fare cultura internazionale”.

Ci sono Musei archeologici , ha sostenuto Pierfranco Bruni, che possono aprire spazi all’arte contemporanea perché l’archeologia e l’arte moderna e contemporanea sono la rappresentatività di una  realtà diversa, certamente, ma inseribile, in una dialettica ampia sul concetto moderno sia di museo che di bene culturale”.

La posizione di Pierfranco Bruni, parlando in un Convegno sul Bene culturale, di recente a Roma, come Risorsa e Fruizione, è stata quella che “soprattutto nelle realtà meridionale, sono parole di Bruni, bisogna creare una sinergia tra l’arte antica e quella moderna. È  fondamentale che non si creino più  degli steccati tra le arti che  è necessario conoscere e vivere tra territorio e universalità”.

“L’autonomia di alcuni musei archeologici. Ha insistito Bruni, è altamente positiva. Questo significa che cambia anche il concetto stesso di museo legato ad un determinato modello. Faccio alcuni esempi, anche perché si guarda alla conservazione ma si punta alla valorizzazione e alla fruizione altrimenti non ha senso il processo innovativo che giudico altamente positivo, riferiti ad alcune realtà museali e territoriali. Da Reggio Calabria a Taranto. Musei che devono poter svolgere, secono l’esperto Bruni, un ruolo di polo culturale complessivo. Soprattutto in quelle città dove mancano realtà di promozione culturali il Museo ora deve essere un riferimento a tutto tondo. Un Museo  archeologico dove poter concedere spazi alle varie arti comprese a quelle contemporanee e deve essere l’asse dialogante con le culture espresse dalla città, dove insiste, e del territorio. Il ruolo del Direttore del Museo, e Franceschini ha ragione, ha detto Bruni, è un ruolo complesso, ma deve porre sul tappeto dello sviluppo della città il dialogo costante tra cultura, economia, risorsa, valorizzazione, eventi internazionali”.

Su questi temi si è intavolata una importante discussione. La Riforma punta sul ruolo del Museo, è stato detto, perché in esso ruotano le capacità e la vitalità di una cultura moderna.

“Certo, ha ribadito Pierfranco Bruni che di beni culturali se ne intende per le varie esperienze anche all’estero, il Museo, con la Riforma, assorbe una progettualità ampia: far dialogare il mondo Attico con De Chirico sarebbe una delle manifestazioni straordinarie. Un Museo come quello Taranto, nella nuova Riforma, che non ha una  Pinacoteca o altri luoghi di cultura promozionale e valorizzante o anche come  Reggio Calabria, le due città di un Sud da rivitalizzare, soprattutto Taranto, perché Napoli ha già un’altra storia, possono ‘ricostruire’ il senso culturale sia identitario che promozionale, sia interattivo che internazionale di una città che ha bisogno, dopo la questione ambientale, di ritrovarsi nella cultura, o meglio nelle culture, perché non il Museo non è soltanto Cultura, è soprattutto le Culture. Uso un plurale che ha una sua straordinaria importanza. Anche per questo condivido la Riforma  Franceschini”.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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