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Etica Politica Democrazia. Un saggio di Antonio Casu

Qual è lo stato del dibattito sulla democrazia oggi?

05/11/2014, 17:41 | Attualità

Antonio Casu, Direttore della Biblioteca della Camera dei deputati e autore di questo saggio su “Etica Politica Democrazia” (Rubbettino ed.) registra circa un migliaio di pubblicazioni presenti nei cataloghi della sua biblioteca che affrontano l’argomento della democrazia vista dai più diversi angoli di visuale, riferiti alla sua dimensione territoriale piuttosto che al sistema di valori cui si ispira, al livello di partecipazione del corpo elettorale, al contesto economico nel quale matura, e così via.

Ma, aldilà delle specificazioni che la democrazia assume, la politica ha oggi più che mai bisogno di essere riempita di contenuti valoriali, di tener conto di alcune istanze fondamentali da tutti perseguite, per non ridursi a puro contenitore, a democrazia formale e procedurale. Nelle parole dell’Autore “la politica non solo non può essere separata dall’etica, ma ha bisogno di una cornice di regole etiche di riferimento, con la precisazione che, per essere accettate, devono essere condivise”. E’ questo il secondo punto della riflessione di Casu: la democrazia ha come presupposto l'esistenza di un ethos comune, di valori condivisi sempre più difficili da trovare.

La democrazia, di per sé, non nasce dal riconoscimento di valori comuni ma da spinte di tipo individualistico. Tuttavia, nello sviluppo della vita democratica i conti con l’etica vanno fatti: l’Autore, cultore e profondo conoscitore dell’opera di Thomas More, afferma conseguentemente che “la politica deve trovare un ancoraggio etico nella verità”.

L'etica è oggi la reale sfida che interpella ogni democrazia. Lo dimostra con tutta evidenza la recente crisi finanziaria globale, il cui drammatico carico di difficoltà pesa ancora sulla vita di milioni di persone nel mondo. A conferma che la mancanza di un solido fondamento etico all'attività economica e la insufficiente dimensione morale delle politiche attuate hanno conseguenze di vasto raggio, che nessun Governo può permettersi di ignorare.

Se non può esservi Stato senza fondamenta etiche, neppure può sussistere uno Stato senza una condivisione sociale dei valori etici di riferimento: la condivisione esclude l’imposizione, il predominio di un complesso di valori etici, o di un sistema etico, sugli altri.
“Il riconoscimento reciproco non implica l’abdicazione rispetto alle proprie istanze e priorità, ma coniuga l’identità con la relazione necessaria in un organismo comune, implica l’accettazione di far parte dello stesso organismo, e quindi di non poter prescindere dalle sue diverse componenti.”. “La sfida della democrazia, la sua stessa sopravvivenza, dipende in ultima analisi dalla nostra capacità di riconoscere l’altro non come hostis, e neppure come un limite, ma come componente necessario alla sopravvivenza di una comunità.” E ancora: “ Il limite è dunque il presupposto positivo imprescindibile della dimensione sociale e comunitaria, e schiude alla relazione con l’altro. Da questo punto di vista, costituisce anche il presupposto della ricerca di fondamenta etiche comuni, la fonte della legittimazione reciproca, la negazione di ogni esclusione sociale”.

Oggi si avverte una situazione di disagio nel dibattito sullo stato della democrazia. Le istanze, ad esempio, nate dai movimenti  a partire dagli anni ottanta (questione giovanile, questione di genere, questione economica) esigono spazi di partecipazione che la classe politica non riesce a ridurre a domanda politica perché  i movimenti disprezzano la politica. Invece lo spazio della politica, benché insufficiente, non è da disprezzare e abbattere, ma da ripensare nel nome di un’etica comune. Perché, conclude Casu con l’occhio rivolto al nostro Paese “una società, qualunque società, non regge senza un ethos condiviso, senza un’etica pubblica che orienti i comportamenti individuali e sociali. I mali endemici della nostra società, antichi e recenti, come la deresponsabilizzazione fiscale, il clientelismo, la corruzione, l’invidia sociale, il populismo, il neo-isolazionismo politico, affondano le loro radici nell’assenza di una concezione comunitaria dei beni pubblici, ovvero di una concezione dei beni pubblici come beni comuni”.

 

Massimo Milza

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