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Patrick Modiano. Il Nobel 2014 e una canzone per Françoise Hardy

Pubblichiamo il testo cantato da Françoise Hardy che gioca completamente sui due termini: stupore e sgomento

10/10/2014, 23:50 | Attualità

Lo scrittore, lo sceneggiatore, il soggettista Patrick Modiano, Nobel letteratura 2014, ha intrecciato il suo catturare l’uomo “ribelle”, molto vicino ad Albert Camus (e a Camus deve molto anche per il rapporto tra la letteratura e la musica), alla proustiana visione di concepire il linguaggio.
Un linguaggio in cui, oltre i suoi romanzi nell’attrazione di una questione fortemente legata tra l’esistenza – persona e la società –individui, il raccontare può passare anche attraverso il testo di una canzone.
Lo scrittore che non smette mai di confrontarsi con il linguaggio musicale e quindi con la parola che crea il testo di una canzone.
Questo mi sembra un dato interessante: oltre ad essere una questione che spezza l’alone accademico dei patrocinanti il Nobel, proprio dal punto di vista culturale, quel suo romanzare trova, nell’eleganza della parola cantata, il linguaggio dell’immediato in un tempo che non lascia spazi a grandi elementi di una riflessione contemplante misurata in un linguaggio a lunghe distanze.
Scrive delle canzoni in un contesto in cui la forma e il gesto, lo sguardo e la presenza raccontano non un fatto ma una sensazioni.
C’è un testo che ha una incisiva musicalità scritto per una cantante esemplare in una Francia che ha superata la Piaf e si confronta con la generazione di una “gioventù ribelle” o meglio nella proiezione di una “gioventù bruciata” come nella profezia di Cocteau.
Il testo in questione è  “Étonnez-moi, Benoît” ed è cantato da Françoise Hardy. Una cantante, anch’essa ribelle, dal profilo marcatamente francese e che aveva avuto uno straordinario successo con la canzone “Tous les garçons et les filles”.
Nel testo di Modiano c’è la costante ripetitiva dello stupore. Appunto “Étonnez-moi”. Da stupirmi a mi stupisci. Ma lo stupore è anche una “componente” che si registra in molte sue pagine narrative. Così  come lo sgomento.
Infatti il testo cantato da Françoise Hardy gioca completamente sui due termini: stupore e sgomento. 

Ma la relazione tra Modiano e la canzone è una ulteriore conferma di come i linguaggi, quello della parola e quello della musica, sono un incontro che caratterizza. Come ha caratterizzato molti cantautori italiani e come ha “condizionato” molti scrittori. Io vivo quest’esperienza e sono convinto che tra la scrittura del linguaggio (tra prosa e poesia) e il linguaggio che si fa ritmo, musicalità e canzone il cammino resta scavato nell’anima.

Entrambi i linguaggi sono un gioco dell’antropologia dell’espressione.
Le parole di Modiano per la Hardy sembrano un intrecciare il ritmo con l’immagine. Già, è tutta questione di immagine. Ma la scrittura resta sempre un onirico percorso tra l’immaginario e il metaforico anche se la vita insiste comunque. C’è lo stupore che incontra lo sgomento… Forse per lasciare lungo le strade che non ci appartengono la noia…
La canzone  di Françoise Hardy con le parole di Modiano è la testimonianza di come la letteratura va oltre ogni genere e/o la confessione può restare un genere letterario. Ci vorrebbero molti testi come “Étonnez-moi…” e molte voci e occhi come quelli di Françoise Hardy per sconfiggere l’accademismo noioso italiano o la noia del vuoto di una letteratura che rincorre il protagonismo e crolla nel vuoto.
Stupirsi sempre anche quando abbiamo sulle labbra lo sgomento.
La letteratura non è nella vita e la vita a volte non è nella letteratura. Ma vita e letteratura sono un incontro sul filo del linguaggio. Così in questo dire minimo tra la voce di Françoise Hardy e le parole costruiste da Patrick Modiano.

Il testo “Étonnez-moi, Benoît” cantato da Françoise Hardy e scritto da Patrick Modiano

“Étonnez-moi, Benoît
Marchez sur les mains,
Avalez des pommes de pin, Benoît
Des abricots et des poires
Et des lames de rasoir
Étonnez-moi !

Étonnez-moi, Benoît
Faites la grand-roue
Le gros méchant loup, Benoît
Faites le grand fou
Faites les yeux doux
Étonnez-moi !

Étonnez-moi
Car de vous à moi
Cela ne peut pas, cela ne peut pas
Durer comme ça
Car de vous à moi
C'est fou ce qu'on s'ennuie, tu sais

Étonnez-moi, Benoît
Coupez-vous les oreilles
Mangez deux ou trois abeilles, Benoît
Faites-moi le grand soleil
Faites sonner le réveil
Étonnez-moi !

Étonnez-moi, Benoît
Jouez de pipeau
Accrochez-vous aux rideaux, Benoît
Attrapez-moi au lasso
Et jouez au rodéo
Étonnez-moi!”.

 

Pierfranco Bruni
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