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Donne pericolose, vite di spia e di passione

L'ultimo libro di Cinzia Tani ci racconta quindici storie di donne del controspionaggio del Novecento

04/02/2016, 14:50 | Arte e Cultura

Arrivati alla fine di questo nuovo libro di Cinzia Tani, Donne Pericolose (Rizzoli, 2016, 18,50 euro) è normale chiedersi quanto tempo di ricerca e studio abbia impiegato la scrittrice-giornalista per riempire le oltre 370 pagine fitte fitte che compongono il volume.

Non solo tante pagine, ma soprattutto scritte bene, avvincenti per le storie che raccontano, abili nello stile e nella successione delle vite presentate.
Ma perché “Donne pericolose”?, come mai questa scelta del titolo? Infatti il libro racconta la storia di donne che hanno vestito i panni della spia, soprattutto durante e dopo i due conflitti bellici mondiali del Novecento. Ma “pericolose” per chi? Molte volte proprio per se stesse visto che subirono violenze, prigionia e terribili torture , come i loro colleghi maschi d’altronde, quando furono scoperte dal Governo contro cui agivano come spie. Quindi pericolose per sé ma molto utili per i loro Paesi, per quella nazione e quel popolo di appartenenza per i quali, di volta in volta, decisero di affrontare segreti, vite difficili, vite da spie.

Il sottotolo spiega: “Passioni che hanno cambiato la storia”, ecco questo è più dentro il testo, poiché sono delle vere e proprie eroine per il controspionaggio che ebbero a vivere, praticare, anche sacrificando una vita familiare e personale più felice e regolare.
Leggendo il bel libro di Cinzia Tani capiamo così che Mata Hari, nome d’arte di Margaretha Zelle     , non fu certo unica né una delle poche: infatti la ricerca della Tani ne individua ben 15.

Ogni capitolo ha un titolo che riassume lo specifico della vita della donna protagonista; per esempio La diva geniale, racconta di Hedi wing Kiesler, che con il nome d’arte di Hedy Lamarr fu famosa in tutto il mondo per essere stata il primo nudo integrale del cinema nel film Estasi. Di lei ci viene narrata la biografia molto intensa per amori e spostamenti dall’Austria agli Stati Uniti, centrati sulla sua attività contro il nazifascismo ricordata soltanto alla fine della sua vita con il riconoscimento del prestigioso Premio Pioneer. Inoltre ogni capitolo si apre con un corsivo che riporta una scena, un luogo narrativo tratto dal testo successivo, che in qualche modo ne vuole riassumere il tratto peculiare,  il nodo esistenziale centrale per la vita della donna.

Quanti dei nostri lettori sapevano che Josephine Baker fu una spia? Il capitolo a lei dedicato si intitola “La mamma del mondo”, ricordando l’epiteto che Brigitte Bardot le diede lanciando un appello sulla stampa per aiutarla economicamente in quanto dopo aver adottato più di dieci bambini, non lavorando più come un tempo, nel 1964, non aveva più soldi per mantenerli. L’assegno della Bardot fu seguito da offerte di Gilbert Becaud, di Francois Mauriac e della stessa figlia di De Gaulle. Ebbene Josephine, nata da una ex schiava negra nel profondo Sud degli Stati Uniti, trovò il successo a Parigi e fu proprio un ufficiale dello spionaggio francese che le chiese di collaborare per il suo Paese d’adozione e riferire le notizie:  “può entrare in contatto con diplomatici e ambasciatori , dovrà raccogliere informazioni che poi ci trasmetterà”.

Andando avanti tra le pagine di Donne pericolose di Cinzia Tani il lettore si sente perfettamente ammaliato dal coraggio di queste eroine il cui temperamento è spesso sorretto dalla passione amorosa che lungi dall’allontanarle dalla realtà, le ha fatte diventare più forti, più coraggiose. Come Odette Braily, che presa dalla Gestapo e torturata nel più crudele e brutale dei modi, il cui capitolo si intitola “Cucirò solo bambole”, lei a cui stapparono le unghie dei piedi e delle mani…

Cinzia Tani ci ha dunque regalato un altro libro che aggiunge tasselli di conoscenza alla storia delle donne, che demistificano il clichè ormai decisamente tramontato della “Bella Addormentata” per restituirci una realtà a tutto tondo, di persone che hanno fatto la storia dell’umanità, anche se spesso in silenzio e misconosciute.
E questo la Tani lo sa fare con gli strumenti ,ottimi, della sua creatività, della sua preparazione di studiosa e di giornalista, della sua penna di scrittrice.

 

FOTO di apertura: Maria Milvia Morciano

 

Neria De Giovanni
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