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Il signor Cravatta, di Milena Michiko Flasar, come vincere la solitudine

08/04/2015, 12:00 | Arte e Cultura

Un libro tenero e melanconico, di grande bellezza e chiarezza linguistica. Un romanzo impeccabile.”, così la Süddeutsche Zeitung presenta il libro della giovane autrice austriaca Milena Michiko Flašar.

Il romanzo, "Il signor cravatta",uscito sul mercato tedesco nel 2012, ha vinto subito il premio della letteratura austriaca, il Alpha Literaturpreis, e ha già trovato un adattamento per il teatro firmato da da Jana Polasek (Maxim Gorki Theater, Berlin).

Tradotto anche in francese, il libro esce in Italia per Einaudi nel 2014 nella collana I coralli, che la casa editrice italiana dedica dal 1947 ai giovani autori italiani e stranieri.

Milena Michiko Flašar. è nata a St. Pölten (Austria) e ha studiato Letteratura Comparata, Germanistica e Filologia romanza a Vienna e a Berlino. Figlia di madre giapponese e padre austriaco vive come scrittrice a Vienna e parallelamente impartisce lezioni di tedesco agli stranieri.

Sulla bandella dell’edizione italiana de "Il signor cravatta"si legge: “Hikikomori: cosí in Giappone vengono chiamati i giovani che, spaventati dalla grande pressione che li attende nel mondo degli adulti, si chiudono completamente in se stessi, isolandosi nella loro stanza, senza quasi contatti anche all'interno della famiglia. Taguchi Hiro è appunto un hikikomori che lascia la sua tana dopo due anni di reclusione. E impacciato, incerto come un recluso si sente e si muove: non riesce quasi a parlare, appena qualcuno per strada lo sfiora si sente male; troppa fisicità e troppo rumore lo fanno soffrire.

Trova finalmente pace sulla panchina di un parco dove nessuno lo nota, ma in compenso lui può tenere sotto controllo il mondo circostante. E vede, sulla panchina di fronte alla sua, un uomo in giacca e cravatta: un tipico salaryman, un impiegato che, come Taguchi scoprirà, ha perso il lavoro. Ma non lo ha detto alla moglie e quindi continua a uscire di casa ogni mattina per farvi ritorno solo la sera. Il tempo in mezzo lo passa in quel parco. Il contatto fra i due non si stabilisce immediatamente: a raggiungere il ragazzo inizialmente è solo il fumo della sigaretta, poi il giovane e l'uomo maturo scambiano qualche parola, poi qualche frase e infine il rapporto si approfondisce, entrambi rivelano le proprie ferite, le proprie incertezze, i propri drammi. E via via le parole riescono a infrangere il muro della non-comunicazione e a sciogliere la paralisi. Un eccellente «romanzo da camera», come hanno scritto i critici tedeschi, la vicenda di due solitudini, narrata con tenerezza e malinconia, ma che si chiude con una nota di speranza.”

Elisa Lucchesini
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