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IL RACCONTO. Giacomo (Puccini) e i due nonni, di Manfredo Guerrera
08/01/2026, 16:21 | Arte e Cultura
Nei giorni dell’anniversario della nascita di Giacomo Puccini mi fa piacere ricordare alcuni episodi della sua vita- poco noti forse- ma personalmente coinvolgenti.
Giacomo Puccini, autore di opere mirabili, splendide e famose in tutto il mondo, da giovane a Torre del Lago dove viveva, conosceva bene e suonava un unico strumento, il pianoforte.
Ma l’ambizioso Giacomo mirava lontano, voleva scrivere opere e doveva quindi impadronirsi di tutta la strumentazione dell’ orchestra. Era necessario trovare un maestro di musica che lo istruisse, senza troppo clamore; non era facile, ma venne a conoscenza del Maestro Alessandro Vessella, direttore della Banda comunale di Roma. Questi era un’autorità al tempo: compositore a sua volta, intratteneva ogni domenica i romani con meravigliosi concerti al Pincio (ricordati anche da Thomas Mann), aveva addirittura trascritto Wagner per la Banda e reso più intenso l’Inno di Mameli e quindi conosceva e sapeva suonare tutti gli strumenti orchestrali. Dopo un fitto scambio di lettere Alessandro fu invitato da Giacomo a Torre de Lago e lì Vessella riuscì a trasferire le sue conoscenze a Giacomo, trasformandolo in un musicista completo.
Ma Giacomo, come a tutti è noto, oltre alla musica e alle belle donne, amava andare a caccia; a Roma ebbe occasione di conoscere il marchese Manfredo Guerrera di Guarna, futuro creatore di Fregene (questo è poco noto ed è un’altra storia), un appassionato cacciatore.
Il giovane musicista, quindi, invitò Manfredo per varie partite di caccia a Torre del Lago, in particolare per la caccia più caratteristica, quella nelle botti immerse nell’acqua per cacciare le anatre. Casualmente più volte a Torre del Lago si trovava anche il maestro Vessella, che conobbe così Manfredo Guerrera, i due amici di Giacomo, uno per la caccia ,l’altro per la musica.
Sia Manfredo che Alessandro vivevano a Roma e proseguirono la loro amicizia, frequentandosi insieme alle famiglie.
Fu così che la figlia più giovane di Vessella, Clara conobbe il secondogenito di Manfredo, Francesco, i due si incontrano, si innamorano e nel 1934 si sposano. Da parte sua il giovane Puccini diventava sempre più famoso, le sue opere rappresentate in tutta Europa e non solo, ….ma continuava nel suo sport preferito la caccia alle anatre.
Non credete a questa specie di favola a lieto fine? Ottima occasione per verificare quanto qui raccontato può essere una magnifica gita a Torre del Lago e lì sono esposte le foto di Giacomo con Alessandro accanto a un pianoforte e con Manfredo dentro le botti, tutti sorridenti e felici.
Alessandro Vessella era il padre di mia madre, Manfredo Guerrera era il mio nonno paterno.









