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L’infinita passione azzurra

Il calcio come una esaltante passione nell l’ultima creazione letteraria di Maurizio de Giovanni

19/03/2015, 11:18 | Arte e Cultura
"Maurizio de Giovanni", Gerardo D’Elia fotografo


Una donna, un amore, è un fatto solo tuo.  Il pallone invece lo condividi con gli amici di una vita.

La passione porta colore nella vita, mischia le carte e fa ridere all’improvviso o piangere piano, nel silenzio e nella solitudine. O in mezzo agli altri. Ecco, vi vedo sorridere: state pensando alla passione che c’è nella vostra vita, vero? E al colore che può dare, magari. State pensando ai colori? Forse qualcuno tra voi sta pensando a un colore in particolare.
Sta pensando all’azzurro.

Parlare di calcio come una esaltante passione, trasformare un pallone in una storia di emozioni, raccontare una città attraverso i brividi scatenati al solo pensiero di una partita. Tutto questo è Il resto della settimana, l’ultima creazione letteraria di Maurizio de Giovanni pubblicato per tipi di Rizzoli.
Un romanzo che è l’elogio e la celebrazione dell’attesa e della speranza, fonti di felicità, sia pure illusorie. Perché come dice Leopardi, l’attesa è il desiderio puro della felicità, che è sempre passato o futuro, e mai presente.

Un’attesa che si insinua nel dedalo di vicoli della città nei quali l’Autore ci accompagna tenendoci per mano, e lasciando che voci e panni stesi ci avvolgano nel loro magico e colorato disordine.
Un’attesa che inizia il lunedì e matura nel corso della settimana, fino al sabato, nel minuscolo bar Peppe, rassicurante approdo per abitanti, lavoratori o solo semplici passanti, con la cassiera Deborah, rigorosamente con l’acca, e Ciccillo,  il cameriere di origine asiatica. 
Non è elegante, il bar Peppe. Non è spazioso, non è un locale alla moda, ma è accogliente, caldo. È un luogo di passione,dove la comunicazione è spesso affidata ad uno sguardo, un’intuizione, un gesto.
È un luogo dove batte il cuore, e ogni palpito si percepisce nella essenza di caffè preparata con religiosa devozione, nella spolverata di zucchero a velo che imbianca le sfogliatelle e le labbra dei clienti. Perché ‘na tazzulella ‘e cafè è il pretesto per un soffio d’amore, una boccata di vita. È il liquido amniotico della confidenza, è il pretesto per parlare di passione e dannazione. Di calcio, quindi.

Il Professore, assiduo cliente e antico estimatore del locale, nonché alter ego dell’Autore, stanco del suo lavoro e prossimo alla pensione, ha deciso di scrivere un libro per parlare di sentimenti semplici, di quotidianità. Sarà il mitico Peppe a trovare, tra le pareti dell’angusto bar, materia per il suo scritto.
Nascerà così, una storia che si dipana tra un lunedì e un sabato di una settimana nel corso del campionato che prelude a uno scontro diretto al vertice, per giunta giocato in casa.
L’ansia aumenta, galoppa insieme allo scorrere delle pagine e dei racconti delle persone che si affacciano nel locale. Perché  a Napoli si parla di tutto e con tutti,  e il bar è  la versione fisica del salotto virtuale.
Le parole dei personaggi hanno il colore del cielo e del mare,   profumano di caffè, sfogliatelle, di panini con salsiccia, friarielli e provola affumicata, tratteggiano ritualità e scaramanzie al limite della follia regalandoci lacrime, di risate e commozione. Come solo a Napoli accade.
Napoli è e resta la città azzurra  anche quando è piovosa e fredda, perché ‘o sole non è uno stereotipo, è una categoria dell’anima che si concretizza  nel  luminoso colore della maglia della sua squadra.
Il Professore assiste incantato alla magia che si sprigiona negli incontri con i clienti del locale nel corso di quei sei giorni, il resto della settimana, che dividono appunto, un incontro dall’altro.
Realtà, ricordi e fantasia si intrecciano a tal punto che il bar sembra diventare un campo di calcio e viceversa.
Personaggi che si avvicendano nel locale o semplicemente evocati nei racconti degli habituè delineano e testimoniano nei minimi dettagli la Malattia, il tifo, dalle modalità di contrazione del morbo al suo scoppio virulento fino alle conseguenze genetiche nella prole dei Malati.

Sebbene alcuni racconti siano già noti al pubblico che segue de Giovanni dai tempi dei suoi esordi, l’effetto è quella di una prima lettura.
Incastonati in un tessuto narrativo nuovo e originale sembra rivivano, anzi si valorizzino ancor di più.
È come ammirare separatamente stoffe di qualità e accessori bellissimi e poi, godere di una mise da sfilata di moda. L’insieme rende ancor più preziosi i singoli elementi.

Un Maurizio de Giovanni, quindi, dal registro narrativo diverso, umoristico e sentimentale, da molti definito sudamericano. Forse.
Ma Napoli è un universo unico ed inimitabile e i suoi cantori conservano il carattere dell’unicità anche nella loro scrittura.
E Maurizio de Giovanni si conferma, ancora una volta e a pieno titolo, uno di loro.

Maurizio de Giovanni, Il resto della settimana, Milano, Rizzoli,  2015.
 

Annamaria Torroncelli
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