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“Era bella Teresa” di Pierfranco Bruni - Il mito di una liricità che diviene amore, di Stefania Romito

07/05/2022, 13:03 | Arte e Cultura

Se il sogno è realtà, è nella finzione che si rinviene il senso della vita. Quella vita che rievoca a ritroso le immagini di momenti trascorsi che vivono nella dimensione del presente.

Una estenuante indagine esistenziale, dai tratti a volte angoscianti, a volte aulici, si ancora ai ricordi della giovinezza trascorsa nella piena consapevolezza che più non tornerà. Questi i tratti fondanti del nuovo romanzo firmato Pierfranco Bruni, pubblicato da Nemapress Edizioni.

Una stagione della vita che rappresenta per l’autore l’autentica verità dove poter apparire per ciò che realmente si è. Una età che si contrappone in una maniera drammaticamente inquietante all’età attuale che l’autore vive come il tramonto della sua esistenza. L’età del non ritorno. L’età della finzione che mai più si trasformerà in verità.

Una condizione che non si vuole accettare in un ricorrente ritorno a una città la cui spensieratezza è incarnata da una giovane donna che si muove leggiadra tra gli spazi del tempo, assumendo i tratti della Beatrice dantesca, così come quelli della sensuale Fiammetta. Una figura femminile che incarna il sogno ma anche la leggerezza di un’età irrimediabilmente trascorsa.

Connotazioni autobiografiche si fondono a considerazioni proustiane nella ricerca di un amore perduto, mentre l’angoscia esistenziale raggiunge picchi di estremo tormento in un animo che alterna momenti di rassegnazione a momenti di speranza, in un dialogo che coinvolge la donna amata e mai dimenticata e sovente la propria intima coscienza. Un pezzo di alta letteratura che sospinge il lettore in una dimensione “altra” dove si celano i cocci dello specchio rotto e dove si rinviene la sintesi della verità.

Leggendo questo libro si vive un tempo interiore che si slega completamente da ogni riferimento realistico, in cui il sogno e la realtà si intrecciano in un’affascinante dimensione d’infinito. Si rivede Proust nella tua tendenza a intrecciare realtà e sogno. Si respira Dostoevskij nel tormento interiore di angoscia e solitudine alla ricerca della propria giovinezza irrimediabilmente perduta, si percepisce Pavese nei silenzi taciuti che si vestono di parole, oltre alla dolcezza dantesca dell’immagine stilnovista abbinata alla figura di Teresa.

È così che si legge questo ennesimo capolavoro bruniano vagando e dimorando nei frammenti di spazio che oltrepassano i confini del tempo. Schegge di memoria evocanti scene idilliache in un tempo vissuto nella liricità dell’anima.

STEFANIA ROMITO
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