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Eva Kant e Pierfranco Bruni nel dialogo con la Bellezza, di Stefania Romito

16/02/2022, 12:55 | Arte e Cultura

Mi sono innamorato di Eva Kant”, edito da Pellegrini Editore,    non è il primo libro di Pierfranco Bruni che leggo.

A dire la         verità, ho vissuto molti suoi libri e di alcuni ho abitato le         parole dall’interno. Ma sebbene, da un tempo che pare infinito,         mi incontri quotidianamente con le sue emozioni scritte, la sua         ars scribendi non diviene mai abitudinarietà perpetuando una         magia che si infinita in ogni riga di spazio, donando al tempo         il sapore dell’eterno.
         Pierfranco Bruni sublima la realtà trasfigurandola in incanto         onirico nel convincimento che nulla è più vero del sogno che non         conosce l’impossibile. Le leggi fisiche si annullano e a         regolare il tutto è l’immaginario. E da questa realtà sublimata,         così tangibile nella sua metafisicità, non ci si vorrebbe mai         congedare, perché solo in questa dimensione trascendente, che in         Bruni diviene sensualità d’anima, si vive quella fisicità di         spirito avulsa alla pragmaticità del quotidiano.
         Mi sono innamorato di Eva Kant è un compendio di sentimenti         d’emozione. Quei sentimenti ed emozioni che hanno costruito il         vissuto dell’io narrante il quale, come Virgilio nella commedia         dantesca, accompagna il cammino del pellegrino Bruni dal suo         incipit di vita fino a quell’età in cui l’evoluzione         intellettuale giunge all’estrema compiutezza. Una testimonianza         che diventa confessione in un percorso dialogante con l’altro da         sé tra i miti e leggende che hanno reso incommensurabile e         profondo il pensiero dell’autore. Così quel “caro lettore” al         quale l’io narrante si rivolge diviene un compagno di viaggio         che si riflette nello specchio del doppio. Perché chi meglio di         se stesso, e Bruni lo sa bene, può accogliere le confidenze         nella devozione di complici segreti?
         Un diario emozionale? Un tentativo di ripercorrere le tappe         della propria vita attraverso le figure chiave, reali e         simboliche, che l’hanno costruita? Certamente sì. Ma non solo.
         Mi sono innamorato di Eva Kant è il tentativo di catturare il         mistero per definirlo nella condivisione pur sapendo che è         incatturabile. Quello stesso mistero che fa vivere lo scrittore costantemente in bilico tra realtà e finzione. La Eva Kant del         titolo non è soltanto l’ammaliante donna di Diabolik. È quella figura archetipica che riporta l’autore all’età della gaiezza.         Eva Kant, icona di bellezza eleganza e raffinatezza, assume i molteplici volti delle altre donne presenti nel libro, prima fra         tutte Riccioli biondi. Ma mentre Eva Kant sembra assumere il  ruolo di Beatrice nella sua azione salvifica, riconducendo         l’autore all’Eden irrimediabilmente perduto, Riccioli biondi è  l’amante immaginifica e idealizzante alla quale Bruni assegna         una connotazione di carnale sensualità. Entrambe simboleggiano         l’amore incondizionato, in una devozione che è dedizione.
         «Mi sono innamorato di Eva per la raffinatezza e la sensualità         oltre che per quel fascino del mistero che la caratterizzava ma         anche per la sua fedeltà e il suo saper restare in ombra».
        
       Leggere Bruni è ritornare al valore della vita, al senso del nostro esistere. È un ritrovare la preziosità del nostro essere         erranti mediante la guida di chi è stato custode di Bellezza e   che ha illuminato il nostro cammino. L’amato padre, i sufi, Jean       Cocteau, Edith Piaf, Gabriele ed Eleonora, Asmà e Shadi, Cesare e Constance... Portatori di lungimirante bellezza che i valori         della pazienza, dell’ascolto, del silenzio rendono eternamente         endemica. Affinché la poesia non sia soltanto un attimo vissuto    nell’istante della pragmaticità del reale (la maglia rotta         montaliana), ma diventi il vivere stesso in un dialogo perpetuo    tra anima e pneuma.
         L’essenza poetica dell’io narrante penetra i destini di coloro         che hanno vissuto le passioni e scritto la vita, facendosi         travolgere dalla maestosità dell’amore nel canto di rime in cui         la nostalgia, la disillusione e il disicanto cesellano parole.         L’idillico dialogare nella fabula dell’estatico sogno di         Gabriele ed Eleonora si intreccia alle orientali atmosfere di         una Venezia moresca che si specchia nelle anime predestinate di         Shadi e Asmà, abitanti dell’eterea soavità del Cantico dei         Cantici. Emergono Pavese, D’Annunzio, Abshu, Lorca, Thomas Man   fascinanti danzatori di un girotondo alchemico. Giuseppe Berto, con la carica sensuale degli amanti onirici che si lasciano e si         cercano per ritrovarsi sempre. Un elastico emozionale che  intreccia i fili di un sentimento che, tra maschere disillusioni e confessioni, vive l’essenza del vivere.
 In questo cerchio magico delle passioni irrompono riferimenti         specifici temporali che la scrittura bruniana evoca nel gioco di  seduzione e voluttà. 10 agosto. San Lorenzo. Una ricorrenza   religiosa che si incastra al suo pensiero di fede nel misticismo  di un santo che gli cammina accanto. Anche nel dialogo contemplativo, Pierfranco Bruni rinviene la salvezza affidandosi alla sacralità di San Francesco di Paola che solca sentieri nel         suo percorso spirituale. La calabresità, negli aspetti fondanti         di coraggio, fierezza, pazienza e fortezza, si specchia non solo nel volto del santo ma anche in quelli di Campanella, Giordano         Bruno, San Giuseppe Moscati. Misticismo che si fonde a  considerazioni filosofiche antropologiche interpretate in         un’ottica di fede autentica.
         Ma Mi sono innamorato di Eva Kant è ancora di più.
       
Per Piefranco Bruni la scrittura è un fattore endogeno. Egli è  scrittura, nell’intimo esistere. Nel capitolo Ti scrivo dal mio         suicidio il tema della volontaria fine esistenziale viene analizzato dal di dentro. Il valore immanente della scrittura  bruniana emerge in tutta la sua sublimità, non solo nella forma         ma anche nel contenuto.
        Leggere Piefranco Bruni è guardare oltre la realtà, al di là della finzione. Cogliere il “nucleo” della vita, quello più profondo ed estatico. Nell’ideale platonico, il luogo delle         emozioni sommerse in cui le percezioni non sono solo impulso d’anima, che si accendono e si spengono a intermittenza. Montale  descrive quel “varco di natura”, quella maglia rotta nella rete che consente di accedere a una dimensione altra in cui si  rinviene la poesia, l’essenza del noi.
         In Bruni ogni singola parola, lettera, spazio di scrittura, è         essenza d’anima. Un angolo elettivo in cui la realtà diventa         nobiltà di spirito. Pierfranco Bruni non ci indica come  rinvenire quella “maglia rotta nella rete”. Lui ci mostra quel         mondo, che la nostra cecità sceglie di non voler contemplare, in  cui la poesia è l’aria che si respira e l’amore è vita. Una         visione totalizzante che oltrepassa la limitante montaliana.
        Sì, perché leggere i libri di Pierfranco Bruni, e ancor di più         il suo ultimo capolavoro letterario Mi sono innamorato di Eva   Kant, significa vivere l’esperienza dell’amore puro. Di quel         sentimento che non conosce ostacoli materiali, temporali e         spaziali e che si alimenta solo di quell’amore dal quale è         alimentato.
         Un libro che possiede la malinconica ironia e la magica attesa  della lontananza in cui la nostalgia non è tormento ma         opportunità per rinvenire quei valori che danno un senso al  nostro esistere. Rimembranze che hanno il sapore salvifico di         quell’ultimo caffè...
         Tale è la scrittura di Pierfranco Bruni.
         Epifania dell’essenza di una Vita.

STEFANIA ROMITO
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