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Lorenzo Mondo: colline in guerra, speranze di vita, di Annamaria Torroncelli

14/12/2020, 11:10 | Arte e Cultura

Non potrò mai dimenticare queste colline,
il paese, la gente. Persone che mi vogliono bene,
che mi hanno aiutato a crescere.


“Devi essere grato a tuo zio che ti ha trovato un posto da noi. Di questi tempi, poi…” All’uscita dalla messa in cappella, Guido ascolta le parole del rettore, pronunciate con melliflua gravità. Vorrebbero essere confortevoli ma calcano incautamente sul privilegio di cui gode per essere stato accolto al Collegio. Risponde piegando il capo in un macchinale gesto di assenso.

Camminano tutti in fretta, perché fa freddo e perché sanno dove andare. Anche lui sa dove andare e non si preoccupa del come. L’importante è lasciarsi alle spalle la città, dove ha trovato soltanto umiliazione e fame.                                                                        

Raffinato romanzo di formazione, Felici di crescere è ambientato tra le colline langarole, le basse colline appena brizzolate di neve, sotto l’azzurro schietto del cielo.
Siamo ai tempi della guerra partigiana. Guido, un ragazzo torinese di modesta condizione sociale, fugge dal clima opprimente del collegio religioso che lo ospita e raggiunge la madre nel piccolo paese dove è sfollata.  
Gli eventi tragici del conflitto, le contrapposte ideologie, la spavalderia incosciente degli anni giovanili nonché gli incontri con figure emblematiche quali lo zio materno Fredo, il Professore e la coetanea Chiara, sono fattori determinanti per la maturazione del suo sentire morale e politico.  
Fredo, valoroso capo partigiano delle brigate azzurre, personifica il vincitore che, lungi dall’infierire sul nemico per puro gusto di vendetta, guarda con lungimirante equilibrio al dopo, ai tempi della riconciliazione.
Il Professore, un insegnante con problemi politici, avvia Guido in un percorso scolastico lontano da formalità e aride prescrizioni insegnandogli che la bellezza è una delle dimensioni alte del conoscere e che la vita è un complicato impasto di bene e di male.
La scoperta delle emozioni sarà affidata alla sensibile saggezza della giovane Chiara, anche lei sfollata, ma a differenza di Guido, di famiglia agiata.
Il suo ingresso in scena: camicetta bianca e gonnellina mauve, sembrò a Guido che fosse ritagliata nella luce.
Una luce che ritroviamo nel gioco di ombre degli abiti bianchi e azzurri dei due ragazzi rappresentati nel quadro scelto come immagine di copertina. Un delicato ritratto della pittrice siciliana Pina Calì.

La fame si racconta attraverso la descrizione dei cibi immaginati con occhi affa-mati e assaporati con quell’esaltazione del gusto che nasce da lunghe privazioni.

La polenta fumante era versata dal paiolo sul tagliere con la solennità di un rito. Un filo teso provvedeva ad affettarla e consegnarla al piatto, per essere con burro o il sugo di fegatini. Le fette superstiti si mettevano ad abbrustolire, la sera, sulla piastra della stufa. Le scottature nere facevano un bell’effetto sul giallo intenso…Le castagne bianche annegate nel latte con una manciata di riso, davano una robusta minestra…Un piccolo lusso era la ricotta di pecora…Un velo di zucchero e polvere di cioccolato ne faceva un dolce delizioso. 
Il cuore sanguigno delle pesche di vigna lasciava pregustare l’acidulo che cor-reggeva il dolce sapore di fondo e puliva la bocca. Le bottiglie di grignolino e barbera, salite gocciolanti dal pozzo, sciolsero ritrosie e cautele.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          
Senza smarrire, quindi, la potenza della testimonianza storica l’Autore stempera la tragedia dei fatti e dei tempi nello sguardo fanciullo di Guido e Chiara che, costretti a diventare adulti in fretta, trovano nella loro complicità affettiva la forza di guardare avanti, sperare. E progettare il futuro, il loro e della loro generazione.

L’asciutta narrazione si avvale di un linguaggio di preziosa eleganza lessicale, i personaggi si delineano netti, unici, mai secondari, la natura, descritta con attenzione pittorica, vive gli eventi con respiro partecipe.

Un vero gioiello narrativo, e un atto d’amore dell’Autore verso la sua terra e i suoi cantori novecenteschi, Beppe Fenoglio e Cesare Pavese, che tanta parte hanno avuto nella sua attività professionale di critico letterario e giornalista.

Lorenzo Mondo, Felici di crescere, Palermo, Sellerio editore, 2020, Euro 13

ANNAMARIA TORRONCELLI
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