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Tre scrittori a tre passi ...per un delitto, di Valerio Calzolaio

11/08/2020, 12:54 | Arte e Cultura

Roma. Primavera 2019. Il commissario Davide Brandi, giovane speranza dell’ordine pubblico nazionale, arriva sul luogo del delitto. In un palazzo tranquillo, in una zona residenziale del centro, in un bell’appartamento del quartiere Prati, sotto un grande quadro con La Piccola Fiammiferaia, la donna delle pulizie ha trovato il cadavere di una splendida ragazza in négligé, Giada Colonna, ventotto anni, laureata in Storia dell’arte. Cranio devastato da un solo violento colpo alle spalle. Nessun mobile rovesciato o cassetto svuotato. Nessuna traccia di rapina. C’è sperma nella vagina, cercano di ricostruire le ultime chiamate e gli ultimi contatti. Giada aveva un misterioso attempato amante, infine risalgono a Marco Valerio Guerra, basso e tarchiato, occhi grigi e sguardo acuminato, un settantenne ricchissimo e famoso, certo non bello, che li riceve al settimo piano dello stabile della sua Fondazione in via del Corso. E confessa di essere l’autore dell’omicidio con un lungo sproloquio senza interruzioni. Si considera di intelligenza superiore, un’insuperabile intelligenza emotiva coniugata all’altrettanto innata capacità di manipolare le coscienze e di acquisire strumenti funzionali alle strategie, un burattinaio salito alla massima altezza di denaro e potere, che di fronte ha avuto sempre solo marionette, anche coloro che lo stanno ascoltando ora. Era nato in una famiglia aristocratica di facciata (poi in realtà con le pezze al culo), si era sposato ed è sempre restato (senza alcuna fedeltà) con la moglie Anna Carla Santucci, bella alta annoiata figlia di chi poteva garantirgli un forte investimento iniziale, hanno Lorenzo, figlio quarantenne che lui scansa detestandosi a vicenda, da tempo nemmeno lo vede. Giada ha introdotto una crepa nella sua vicenda di esclusivi successi, non se lo aspettava, è disposto a pagarne le conseguenze.

Tre bravi scrittori italiani hanno concertato un romanzo inusuale a tre ingegni e trenta dita. Inizia De Cataldo (Taranto, 1956) raccontando in prima persona il commissario Brandi alle prese con il caso della vita; segue De Giovanni (Napoli, 1958) con la spontanea dichiarazione confessione autobiografia dell’odioso manipolatore e astuto affabulatore Marco Valerio, prima adulato, poi disprezzato da tanti e dai media, ma che vuole restare arbitro dei destini umani; chiude provvisoriamente Cassar Scalia (Noto, 1977) narrando i riflettuti pensieri di Anna Carla, alla quale proprio la sera del delitto il marito aveva telefonato segnalando che era stato lasciato da Giada, mentre Anna Carla era alle Terme dei Papi di Viterbo con due amiche, tutte e tre ben consapevoli delle frequenti amanti di lui, ora reo confesso di un delitto che però non ha commesso, lei ne è convinta. Al secondo conclusivo turno la sequenza è ovviamente diversa: Marco Valerio continua a testimoniare; Anna Carla risponde alle immediate domande del commissario e, nei giorni successivi, intuisce progressivamente i dubbi dell’investigatore sulla verità; Brandi deve capire tutte le crepe della storia prima di tirare le fila, a suo modo, barcamenandosi fra tecniche e trucchi di chi fa l’inquirente con perspicacia. I tre autori hanno scommesso con successo anche con la propria identità letteraria: difficile rintracciare il Libanese o Spinori nello stile di Brandi, Ricciardi o un Bastardo nello stile di Guerra, Guarrasi in Santucci. Il filo unitario di eventi e relazioni tiene, l’esperimento ha funzionato. In auto Anna Carla cerca un canale nostalgico, in ordine di apparizione Fred Bongusto, Gino Paoli, Ornella Vanoni. A Marco Valerio piacciono sesso, macchine sportive e, ovviamente, il brandy.

VALERIO CALZOLAIO
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