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Chissene... Strega, di Neria De Giovanni

03/07/2020, 15:25 | Arte e Cultura
I finalisti con mascherina

A motori spenti, si fa per dire, della 74 esima edizione del Premio Strega, sono sempre più convinta che qualunque concorso letterario avrebbe raggiunto il grado di notorietà e importanza se avesse avuto lo stesso  fuoco di fila delle reti RAITV nazionali,  il soldo di una banca e l’appoggio istituzionale di ministero e istituti di cultura.
 

Mi auguro fermamente che la narrativa italiana non sia soltanto quella esemplata dai sei finalisti del 2020, certa come sono che ci siano libri molto più meritevoli, soprattutto libri che lasceranno un’impronta per il loro messaggio, se ancora si può usare questo termine, messo al bando da troppa critica minimalista.
 

Nessuna suspence, nessuna sorpresa sulla votazione finale: da mesi si sapeva che il vincitore sarebbe stato “Il Colibrì” di Sandro Veronesi  con cui la casa editrice “La Nave di Teseo”  entra trionfalmente nell’albo d’oro del Premio. Si spartirà le prossime edizioni con Mondadori, Rizzoli, Bompiani et similia.
 

La serata finale è stata condotta con molto garbo e competenza dal giornalista Giorgio Zanchini  accompagnato da interventi di Corrado  Augias.  A partire dal 2019  Zanchini è al timone del programma Quante storie condotto precedentemente da Corrado Augias. La loro è stata un’ accoppiata vincente che ha saputo dare spessore al tempo dello scrutinio finale.
Abituati come siamo alle immagini più che alle parole, ben riuscite anche le autopresentazioni in video da parte degli scrittori ripresi nei loro territori.

 

A questo proposito vorrei fare mia una delle tante intelligenti considerazioni di Zanchini  che ha sottolineato come i romanzi ci portino in sei Itale diverse: dalla Milano dei libri e dell’industria che si risolleva nel secondo dopoguerra nel romanzo di Gian Arturo Ferrari “Ragazzo italiano”;  nella borghesia fiorentina cresce il protagonista de “Il colibrì” di Sandro Veronesi;  alla Rozzano, tra degrado e riscossa sociale del romanzo “Febbre” di Jonathan Bazzi ;  a Valeria Parrella che con “Almarina” ambienta la storia di due donne davanti ad un mare non turistico del carcere minorile di Nisida , a Gianrico Carofiglio che ambienta sempre a Bari il suo “La misura del tempo”;  Il ponte dei suicidi di Ariccia nel libro “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mecarelli, che ha vinto lo Strega giovani. 


Ottime le interviste ai sei scrittori da parte di Giorgio Zanchini che ci fanno dimenticare altre edizioni con conduzioni più spettacolarizzate e meno nello spirito del concorso letterario.

 

Devo essere sincera: il mio voto lo avrei dato a Gian Arturo Ferrari  che ha dichiarato con entusiasmo quasi giovanile il suo amore, anzi la sua “vocazione “ per i libri, vero scopo di vita

 

NERIA DE GIOVANNI
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