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Camilla Migliori porta a teatro i grandi scrittori

"Narrativa in scena" (edizioni Nemapress, prefazione di Filippo La Porta): da Candide a Le notti bianche passando per Madre Coraggio

17/10/2014, 17:07 | Arte e Cultura
Camilla Migliori

Drammaturga, scrittrice, regista, Camilla Migliori ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la sua attività artistica: Premio Spoleto Festival Art 2014, Premio Fersen 2009, Premio Gerundo 2007, Premio Vignoli 2000, segnalazione  Premio Flaiano 2000, Premio Polifemo 1988.

Ha pubblicato testi teatrali : “Narrativa in scena” (Nemapress Edizioni 2014); “L’era del granchio” (Lepisma Edizioni 2014); “Un mondo di cronisti, inquisitori, castrati, sante” (Edizioni Alter Ego 2013); “Le donne e il loro dàimon” (Edizioni Fabio Croce 2010); “ Teatro abbandonato con delitto” (Editoria & Spettacolo 2009); “ Antonietta Raphael, artista nomade” ( Laterza Edizioni 2001);

I suoi racconti brevi: “Effetto Mozart” (Edilet Edizioni 2008); “Noie, paranoie, piccole manie” (Editori del Grifo 1999). E’ autrice di libretti musicali, tra cui: “Quanto è vero che mi chiamo Desdemona”.
Tra le sue regie ricordiamo: “Dialogo nella palude” di Marguerite Yourcenar; “Seascape” di Edward Albee; “Arden of Feversham” di Anonimo elisabettiano.

Incontriamo Camilla Migliori nella sua accogliente casa in campagna, nella Tuscia. Qui il sole penetra nelle stanze e la luce acquista una consistenza quasi fisica. Fuori dalle finestre alberi e tanto verde, mentre lo sguardo si allunga verso i monti Cimini. Siamo alla fine di ottobre e la zona ha già dato i suoi frutti: ci vengono offerte nocciole e castagne.

Daddario
Quanto tempo trascorri qui?

Migliori
Durante il periodo estivo mi fermo a lungo in questa zona, ho a due passi il bel lago di Vico e a pochi chilometri la spiaggia di Tarquinia, ma per me è anche un luogo ideale per scrivere senza contare la comodità di raggiungere la mia abitazione a Roma in poco più di mezz’ora.

Daddario
Non possiamo fare a meno di notare la grande quantità di libri, in doppia fila, che premono dentro una grande libreria. In quanto tempo sei riuscita ad accumularne così tanti?

Migliori
Praticamente da sempre. La mia passione è la lettura. Se guardo al mio passato e mentalmente elaboro una immagine di me stessa, mi vedo certamente diversa da come appaio oggi, molte trasformazioni col passare del tempo sono evidenti, ma  resta una costante, quella di  ritrovarmi a qualsiasi età in compagnia di un libro. Non posso certamente  dire di essere nata con un libro in mano, ma di avere sempre avuto a portata di mano qualcosa da leggere, questo sì.

Daddario
Oltre a leggere hai però anche pubblicato tanti libri, specie di teatro, e  il tuo ultimo “Narrativa in scena” si presenta a prima vista come un libro di testi teatrali, in realtà  è molto di più. E’ un libro in cui due generi letterari come la narrativa e il teatro  vanno a fondersi l’uno con l’altro.
Due generi diversi quindi, ma che tu trovi complementari. E in questo tuo destreggiarti tra due sistemi di scrittura diversi, come sei riuscita a mantenere una coerenza stilistica? 

Migliori
Proprio così, questa è la particolarità del libro, si tratta di una raccolta di adattamenti teatrali tratti da opere letterarie da cui la nostra cultura occidentale non può prescindere.
Nei miei adattamenti  i due tipi di scrittura si completano e si armonizzano l’uno con l’altro. E’ evidente che qualcosa si trasforma perché tutto il flusso narrativo viene riproposto dentro una struttura formale più sintetica, come quella drammaturgica.
Ma è possibile restare fedele all’opera originale, a patto che non  ne venga snaturato lo spirito  né vengano tradite le intenzioni dell’autore.

Daddario
Questi adattamenti sono stati scritti e messi in scena agli inizi degli anni ‘80, un periodo di transizione, di ripensamenti, del cosiddetto “riflusso” che attraversava il teatro dopo l’esplosione innovativa degli anni ‘60 e ’70. Perché riproporli oggi? Desiderio di conservarne la memoria o nostalgia per quegli anni?

Migliori
Entrambe le cose, ho sentito questa necessità specie oggi in cui tutto scivola via, il presente incombe prepotentemente sulle nostre vite, si ha la sensazione di  essere una scheggia di esperienza che vive attimo per attimo. Sebbene non viva esclusivamente  di  ricordi,  non posso negare che quegli anni sono stati per me molto formativi, in quel periodo si è concentrata molta parte della mia attività teatrale e in seguito, quando il mio rapporto con  la scrittura e col palcoscenico è maturato, ho dovuto sempre fare i conti con il mio percorso iniziale.

Daddario
Quando è iniziata la tua avventura in campo teatrale sia come regista che come autrice?

Migliori
La mia esperienza di regista e autrice teatrale si è sviluppata in varie fasi. I miei primi lavori alla fine degli anni ’70 si collocano nell’ambito della ricerca teatrale e della “scrittura scenica”, e inizialmente metto in scena una mia “Medea” ispirata al Mito e alla tragedia di Euripide in cui davo rilievo alla gestualità degli attori.
E’ nei successivi anni ‘80 che mi dedico agli adattamenti teatrali tratti dai romanzi che ora sono pubblicati nella presente raccolta “ Narrativa in scena”, dove sono inserite anche  le foto della Prima rappresentazione avvenuta in quegli anni.   
Il mio interesse per il teatro comincia già negli anni precedenti in cui si era accumulato un grande fervore creativo che investiva  in particolar modo il mondo del teatro. Si era imposto quello che veniva  definito  teatro di ricerca o di sperimentazione, riscuotendo un notevole successo tra il pubblico e una certa attenzione della critica. Si parlava anche di “ teatro immagine”  i cui canoni estetici erano diversi da quelli classici. Ma l’elemento determinante era il rifiuto del  testo; la supremazia del testo scritto veniva eliminata e nasceva la figura del regista-autore che si appropriava dell’evento scenico nella sua totalità, imprimendo una sua personale chiave di lettura. Lo spettacolo veniva collocato in luoghi alternativi al tradizionale palcoscenico, dalle cantine ad  ampi spazi vuoti, dove attraverso le luci e gli elementi scenografici si creavano atmosfere piene di suggestione.
Gradualmente però questa fase si esaurì. E questo per diverse ragioni, tra cui la necessità culturale di un ritorno alla drammaturgia e anche alla ormai ripetitiva adozione di linguaggi estetici e  soluzioni sceniche che si stavano trasformando  in clichè e  che isterilivano quella originalità e freschezza innovativa che si era  imposta agli inizi. Si cominciò quindi a ripensare al dialogo e ad una struttura drammaturgica ancorata alla logica narrativa. Parte da questa esigenza il mio interesse per l’adattamento teatrale. 

Daddario
Il libro comprende gli adattamenti di 4 particolari opere letterarie. C’è una ragione di fondo in questa tua selezione?

Migliori
Ho voluto innanzi tutto delineare un percorso ideale attraverso i secoli e mettere  in evidenza, in maniera quasi cronologica, il cambiamento e la trasformazione delle mentalità, del pensiero filosofico dell’uomo in epoche diverse e anche del modo di percepire la realtà nello scorrere del tempo. Si parte dal periodo barocco con una visione del mondo caotica e dove ogni evento viene portato all’eccesso. Infatti il primo testo è ambientato sul campo di battaglia durante la Guerra dei 30 Anni che insanguinò l’Europa, ed è tratto dal romanzo “Vita dell’arcitruffatrice e vagabonda Coraggio” scritto nel 1670 da H. J. Chr. Grimmelshausen, un autore tedesco la cui opera ha interessato molto gli addetti ai lavori del mondo teatrale basti ricordare la rielaborazione  del grande drammaturgo Bertold Brecht che nel 1923 si è ispirato proprio a questo romanzo per trarne una sua celebre opera originale dal titolo “ Madre Coraggio e i suoi figli”.
Nel secondo testo “ Candido” scritto da Voltaire circa un secolo dopo, entriamo nel Secolo dei Lumi,  un mondo completamente diverso dal precedente dove la priorità dell’uomo non riguarda più tanto la lotta per la sopravvivenza o il doversi difendere dalla violenza in tempo di guerra, ma quella di usare lo strumento della ragione nel valutare gli accadimenti che travolgono l’esistenza dell’uomo. Anche quest’opera è stata spesso adattata per il cinema e ha anche ispirato il famoso musicista Leonard Bernstein nella composizione della sua omonima operetta musicale. Continuando a sfogliare il libro approdiamo con le “ Notti Bianche “ di Dostoevskij nel mondo ottocentesco, colorato di romanticismo, dove predomina la dimensione del sogno e della fantasia. E come non ricordare anche qui la moderna e  celebre versione cinematografica con la regia del grande Luchino Visconti? Ed eccoci all’ultimo testo “Soggiorno termale di uno scrittore ischiatico”  tratto da un lavoro di Hermann Hesse in cui esplode la crisi spirituale dell’individuo tesa a collegare la propria esistenza con il Tutto e l’Assoluto. Non potevo dimenticare questo scrittore che proprio negli anni settanta ebbe un rinnovato successo tra i giovani per l’interesse che all’epoca suscitavano la cultura e le  filosofie orientali.    

Daddario
In tutti questi romanzi che hai adattato per il palcoscenico, emerge una costante che li accomuna: è il percorso  esistenziale e filosofico dell’uomo che viene tracciato, la sua costante ricerca del senso della vita e di risposte che giustifichino la sua esistenza…

Migliori
Infatti non è tanto la storia o le vicende trattate nei testi quello che deve emergere ma il percorso del Personaggio, mettere in luce  il modo in cui l’individuo si dibatte nel cercare di approdare ad  una sua personale visone delle cose e nel determinare le sue scelte.
Avremo  così  l’avventuriera Coraggio che vorrà esclusivamente soddisfare i suoi desideri materiali sacrificando sentimenti più elevati come l’amore o l’amicizia, mentre nel testo che segue vedremo l’ingenuo Candido che sommerso da una quantità di esperienze reali e
“messaggi” ideologici è in costante ricerca di spiegazioni logiche e razionali che giustifichino tutte le insensatezze del mondo che lo circonda.
Negli ultimi due testi ci accostiamo ad epoche a noi meno lontane e  che riflettono sensibilità e sentimenti più vicini al nostro modo di sentire. L’individuo scruta se stesso all’interno della propria coscienza e i Personaggi vivono una profonda crisi esistenziale e spirituale. Come il romantico Sognatore delle Notti Bianche che rifiuta la realtà che trova banale e meschina e   preferisce rifugiarsi  in un mondo tutto suo, fatto di ardenti idealità e fantastiche visoni, o  come  il nevrotico scrittore Hermann Hesse che scava con sofferenza nella sua interiorità per arrivare ad accettare se stesso con tutti i propri limiti.

Daddario
Quanto è importante  l’uso del dialogo nel trasferire  le pagine di un  romanzo  sulle tavole di un palcoscenico? E di quali altri elementi si deve tener conto per  scrivere una adattamento? E infine, quanto conta l’esperienza di chi come te è anche regista? 

Migliori
Certamente il dialogo rappresenta l’asse portante della scrittura teatrale, è attraverso  la parola che arriva il senso del testo, ma  poiché tutto è in funzione anche di una resa visiva e spettacolare bisogna tenere conto di molti altri elementi, primo fra tutti la costruzione dei personaggi, tirarli fuori quasi fisicamente dal tessuto narrativo, renderli vivi e immaginare come gli attori li interpreteranno sul palcoscenico.
La  pratica di palcoscenico mi ha agevolato enormemente e, senza entrare nel merito delle scelte di regia, mi ha dato la capacità di creare armonia e coerenza tra tutti gli elementi.

Daddario
Cosa aggiunge e cosa toglie al godimento del lettore che passa dal romanzo all’adattamento teatrale? Non pensi di privarlo un po’ della sua libertà  immaginativa per invitarlo ad entrare in una rielaborazione teatrale dove tutto viene in qualche modo predefinito?

Migliori
Questo è vero, ma qui si parla di adattamenti teatrali e vanno letti in questo senso. Io  penso piuttosto ad un arricchimento culturale da parte del lettore e  ad uno stimolo  in più per scoprire un diverso tipo di “lettura” dell’opera stessa.  Sarà poi la verifica del palcoscenico che dovrà dare questo tipo di conferme.

Daddario
E’  indubbio che il teatro offre allo spettatore un’ emozione diversa da quella che il lettore prova nel leggere il libro. Nella  lettura vengono coinvolti i processi mentali e anche la fantasia lavora nell’interiorità del lettore, ma restano esclusi i coinvolgimenti fisici legati alla vista e all’udito e non si prova quell’ emozione che  ci procura un attore con un certo tono di voce o una certa espressione del viso o con un gesto…

Migliori
Senza contare poi l’esperienza unica che si prova nell’ instaurare a teatro quel rapporto speciale tra spettatore e  attore. Vedere il dramma vivere sul palcoscenico e non solo immaginarlo dona una emozione tutta particolare.

Daddario
Lasciamo l’autrice nella sua accogliente magione, e pieni di rievocazioni per un periodo irripetibile, controverso, tutto proiettato verso innovazioni e cambiamenti, ci dirigiamo verso Roma percorrendo la verdissima Cassia Veientana,  mentre ci godiamo la spazialità dell’orizzonte, che nel tramonto si decora di lievi striature color rosa.

 

Alma Daddario
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