La lettura creativa, di Elvia Franco

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Che le menti oggi siano "ghiacciate", e la creatività impedita, è un dato di esperienza comune. Il mondo è triste, perché è la creatività che porta allegrezza, che fa sentire "la voce di sposo, la voce di sposa, la voce di gioia, la voce di letizia". Ovunque lamentazioni, rotte qua e là da virgulti di resistenza poetica ed etica ,che però non cambiano il clima.

Su Facebook si moltiplicano fino alla noia i corsi promozionali per il benessere del singolo, per l'ottimizzazione delle sue prestazioni, per il suo accesso alla vita felice. Sono tecniche che possono anche performare i neuroni, cambiare abitudini, addestrare a qualcosa di nuovo. Ma restano addestramento: costoso, e inefficace dopo pochi giorni dalla fine del corso. Perché tengono l'attenzione sempre nello stesso punto, io che devo migliorare me stesso, e non spostano mai lo sguardo da lì. Penso invece che la fluidità della vita psichica avvenga per dislocazione di sé da sé, attraverso l'immersione nei creativi.

Basta prendere alcuni libri di valore, immergersi nella lettura, non per assorbire passivamente nulla né per accumulare prestazioni culturali, ma per guardare le cose dal punto di vista che il libro presenta: dislocarsi da sé, vedere il mondo da luoghi diversi :da Manzoni, da Kafka, da Proust, ecc.. Ma non basta un punto di vista qualsiasi, per quanto ben scritto: serve un punto di vista che resista, che non si lasci assorbire troppo facilmente nel nostro. Serve la ragion di stato di Creonte, che non è arbitrio ma coerenza vera dal suo lato. Serve il calcolo affettivo di Emma Bovary, che non è solo errore ma un intero modo di desiderare. Serve la paura di Don Abbondio, che non è vigliaccheria da condannare dall'alto ma una logica di sopravvivenza che per un momento va sentita da dentro. Ecc... È un'alterità che mette a disagio, non perché giudica, ma perché mostra che il nostro punto di vista non era l'unico possibile: era solo il nostro. In questo mettersi attivamente in un punto di vista che ci disloca, e spezza i nostri schemi mentali, sentiamo immediatamente delle risonanze in noi. Bisogna tenerne gran conto , perché quel sentire è il segno che il mare ghiacciato si sta sciogliendo, come diceva Kafka. E probabilmente con esso si sciolgono anche sintomi e malanni, e la vita riprende a scorrere come un ruscello non impedito. Bisogna esercitarsi a guardare le cose come Andrej, come Emma, come Antigone, come Renzo e Lucia, Don Rodrigo, Don Abbondio. Non servono corsi costosi.

Bastano le immedesimazioni dislocanti attraverso i romanzi — e l'arte in genere. Il ghiaccio ritorna ruscello. Questa proposta è di una semplicità rivoluzionaria e proprio perché semplice e poco costosa non si riesce a vederla. In fondo si tratta di restituire alla grande letteratura e all'arte la loro funzione primordiale di medicina dell'anima, a costo zero e alla portata di chiunque sia disposto a perdere se stesso per ritrovarsi. E questo non lo si è sempre saputo? L' arte è un farmaco potente.

FOTO: Ragazza che legge di Franz Eybl

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