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RICORDO DI GUIDO ZAVANONE

27/12/2019, 17:21

Lungo è stato il percorso poetico di Guido Zavanone, venuto a mancare il 29 novembre 2019, dall’esordio con La terra spenta (1962) fino a Foto ricordo a cui si è dedicato con tanto impegno nell’ultimo periodo e appena pubblicato. Nato ad Asti nel 1927, ma formatosi con gli studi liceali ed universitari a Genova, dove è vissuto, esercitando la professione di magistrato fino alla nomina a Procuratore Generale presso la Corte d’Appello della città. Ha collaborato a varie riviste fin dagli anni ’60 (“Diogene”, “Letteratura”, “Il caffè”, “Il ponte”), è stato successivamente redattore di “Resine”, “NuovoContrappunto”, “Satura” e “Xenia”, ha istituito una Fondazione con il nome suo e della moglie Giovanna Giordano per la promozione della poesia contemporanea, soprattutto in Liguria, con Vittorio Coletti, Rosa Elisa Giangoia e Stefano Verdino.
  

La poesia è sempre stata la sua forma d’espressione privilegiata a cui si è dedicato con impegno e passione nella ricerca di una voce sempre più pregnante ed efficace per esprimere la sua sofferta riflessione sull’esistenza umana.  Dopo la prima silloge, la sua produzione si è sviluppata in una numerosa serie di pubblicazioni: Arteria (1983), La vita affievolita (1986), Il viaggio (1991), Qualcosa (1994), Se restaurare la casa degli avi (1994), Care sembianze (1998), L'albero della conoscenza (2004), Il viaggio stellare (2009), Tempo nuovo (2013). Molta parte di queste sillogi è poi confluita nell’ampia autoantologia Lo sciame delle parole (Interlinea, 2015), ma l’ispirazione poetica di Zavanone non si è spenta, anzi la sua riflessione si è fatta più intensa e profonda nella consapevolezza del declino che l’ha portato a raccogliere presso l’editore San Marco dei Giustiniani i suoi due precedenti poemi sul “viaggio” in Percorsi della poesia (2017) e a comporre le nuove sillogi L’essere e l’ombra (2018) e Foto ricordo (2019). A tutta questa produzione creativa vanno aggiunte alcune significative traduzioni dal francese, in particolare da Supervielle e dai poeti legati alla rivista “Autre Sud”, e il romanzo di amara e ironica riflessione sulle debolezze umane La Volpona, scritto negli anni ’60 e ampiamente rielaborato per la recente pubblicazione (Manni, 2019), a cui dovrebbe far seguito quella postuma in volume anche del romanzo Le salmonelle a Rado, già apparso a capitoli sulle riviste “Satura” e “Xenia”.
 

   La poesia di Guido Zavanone, fin dagli inizi, è stata apprezzata da autori significativi (Camillo Sbarbaro, Andrea Zanzotto, Angelo Barile, Vico Faggi e Giuseppe Conte) e ha ricevuto importanti premi letterari, tra cui i più recenti sono stati il Cesare Pavese nel 2013 e il Firenze nel 2017. Di lui si sono occupati critici di rilievo come Giorgio Bárberi Squarotti, Nerio Bonifazi, Elio Gioanola, Angelo Marchese, Angelo Mundula, Giovanni Tesio, Stefano Verdino, Vittorio Coletti, Giorgio Ficara e altri.
    Poesie di Guido Zavanone sono state tradotte in francese, rumeno, sloveno e maltese.
    La sua è stata riconosciuta come una valida voce poetica anche per la capacità di padroneggiare con efficacia espressiva misure testuali diverse, dall’epigramma e dalla poesia breve, talvolta con movenze da haiku, alle poesie di più ampio respiro, fino alla misura del poema ne Il viaggio e nel Viaggio stellare. A questo si aggiunge l’originalità di sentimento e di espressione, soprattutto per le metafore di forte icasticità e per il tessuto poetico caratterizzato da una calibratura funzionale e significativa tra musicalità e dissonanze.   

 

    La lirica di Zavanone si snoda lungo una linea costante, caratterizzata dalla fedeltà alla domanda di senso sull’esistenza umana e vive dell’equilibrato rapporto tra riflessione e descrizione, in quanto il narrare, sovente utilizzato, non è mai fine a se stesso, ma assume sempre finalità emblematiche tra il simbolo e l’allegoria. A predominare nell’ispirazione poetica è una revisione critica da parte della coscienza morale indirizzata dalla ragione capace di cogliere con profetica anticipazione gli abbrutimenti della nostra società fin dal primo apparire. L’interrogarsi sul senso dell’umana esistenza e la ricerca di Dio, non raggiungendo soddisfacenti risposte e mete, si fanno sovente amara constatazione con venature ironiche che alleggeriscono l’impegno del riflettere e orientano verso un atteggiamento di accettazione che s’infittisce di spessore spirituale e di movenze stoiche con il passare degli anni e con la consapevolezza del declino fisico e dell’avvicinarsi della fine. Questa diventa la riflessione dominante e intensamente sofferta dell’ultima raccolta poetica (Foto ricordo) che si conclude, però, con un invito alla speranza, riconosciuta come unica salvezza («Speranza è la cosa più giusta»).

 

 

ROSA ELISA GIANGOIA

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