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VIAGGIO AD AUSCHWITZ CON LA POESIA "OSWIECIM" DI FRANCO ACHENZA

Invito alla lettura di Vanna Dettori

23/01/2018, 09:08

Visitare Auschwitz significa reggere ad un impatto emotivo che lascerà per sempre il segno; tutto ciò che  puoi aver letto, riletto e analizzato non può rendere, non riesce a rendere ciò che gli occhi hanno visto. Chi vede ricorda e l’immagine ti rimane cerebralmente impressa. Indelebile.

Ma c’è chi ha la capacità, la fortuna e la sensibilità di  tradurre in parole le percezioni  del cuore.  La potenza del verso che diviene parvenza e sembianza ci accompagna nel viaggio d’abisso del lager nazista; struggente senza essere  funesta, intensa senza essere retorica, sapiente senza presuntuosità.

E’ questa la forza suggestiva della poesia di Franco Achenza   che colpisce già da subito nella scelta del titolo “Oswiecim”,  voluto per restituire al popolo polacco quel riconoscimento politico e sociale che  la mannaia nazista ha fatto calare sull’identità di quei luoghi, avvolgendoli d’inganno. D’inganno il nome, d’inganno il fine: “Il lavoro rende liberi”.


Di là dall’oscuro cancello, risuonano il passo ferrato del carnefice e quello scalzo della vittima ormai fantasma. All’efficace contrasto sensoriale tra  sopraffazione e sottomissione,    fa da cornice un cielo  in cui la luce è avara, dispersa, di città in città, tra spasmi di treni ad annullarne memoria. Cuori, nomi e radici di una  corale litania trascinata nel fango dietro fili spinati, consegnano in eredità a noi, spettatori di un viaggio, un lascito pigiato di capelli, occhiali e stelle e la responsabilità morale di non dimenticare il sacrificio disperato di un’identità individuale e collettiva. Urlo di risacca tra bagliori di candele accese   risuonerà a palpito di riscatto, sollevandosi dall’orrido lezzo  del silenzio iniquo e del negazionismo . Su questo punto l’autore stesso ha ribadito forte il suo pensiero.

“Il divenire inesorabile del tempo- afferma Franco Achenza- smembra  la memoria a tal punto che la nostra storia può essere opportunamente capovolta, se si eclissano i custodi della verità. La negazione iniqua offende e irride; diventa allora urgente e necessario scuotere le falsità per ricondurre la realtà ai fatti veri. Lo scempio dell’orrore con la vastità dei suoi crimini, non può riaprire le fauci e fagocitare la sacralità della vita nelle sue prerogative essenziali di libertà, decoro e dignità. Se la consapevolezza della Shoah rimane viva nella nostra memoria e nei nostri sensi, Auschwitz sarà in eterno un grido di rabbia, di dissenso e di rigetto morale e non lascerà, a setaccio, ceneri d’innocenza barbaramente violata, orrida follia, oltraggio ed ignominia”.

OSWIECIM

di FRANCO ACHENZA,  gennaio 2018

 

A MEMORIA IL PASSO INCOLONNATO
FERRATO E BATTENTE
E LA SUA PIAGA
DI FANTASMI MUTI E SCLAZI
SQUARCIANO I GIORNI
E IL LORO INCESSANTE MUTARE
QUANDO NEL CIELO APERTO
LA LUCE DISFA AVARA.

LACERANTE IL TRENO
DI CITTÀ IN CITTÀ
SBUFFA SPASMI DI SGOMENTO E ORRORE.
LENTA E OSCURA
LAVORA L’AGONIA
SPOGLIA DI DECORO E DIGNITÀ.
AFFERRA E STRAPPA AVIDA
IL CUORE
IL NOME
LA RADICE.

NELLA COATTA DISPERSIONE
CORALE LITANIA
SI TRASCINA DIETRO FILI SPINATI
ACCORDA IL PIANTO
MODULA IL PASSO FANGOSO
E L’ORRIDO LEZZO.

ESTENUANTE LO SCIOGLIERSI DEL TEMPO
SMEMBRA E IRRIDE
OFFENDE E AFFONDA
NEI SUOI BARATRI INFERNALI.
AVANZA ATTONITA L’ORA TARDA
IN UN LASCITO PIGIATO
DI CAPELLI, OCCHIALI E STELLE
NELL’ULTIMO DISPERATO VIAGGIO.

BEFFARDO L’INGANNO DEI CAMINI
NON È PIÙ SPARPAGLIO D’ANIME
MA PALPITO DI RISCATTO.
DELLA NOTTE INIQUA DI SILENZI
RIMARRÀ NEL’ARIA
URLO DI RISACCA
E BAGLIORI DI CANDELE ACCESE.    

L'articolo è corredato dalle fotografie dei quadri di Pietro Sanna della Mostra  

"L'Olocausto e l'oblìo", Palazzo Ducale, Sassari, 23 gennaio 2018-19 febbraio 2018

La Redazione di portaleletterario.net ringrazia per l'utilizzazione di queste immagini.

VANNA DETTORI
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