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PERCHE’ MANI VECCHIE E GRINZOSE PER PRESENTARE I RACCONTI DELEDDIANI?

27/09/2016, 18:00
Grazia Deledda

Ci risiamo. Quando l’editoria nazionale si interessa di Grazia Deledda, salvo eccezioni “gloriose”, tende a dare della nostra scrittrice una immagine che segue un solito cliché. Se viene ritratto il suo viso, è quasi sempre una Deledda anziana, arcigna, coi capelli bianchi, dimenticando i radiosi e volitivi volti che la presentano giovane ragazza, poi signora dalla ferrea volontà aperta alla vita.

Se viene ritratta in un contesto, questo è quasi sempre anch’esso oleografico, “sardo” di maniera.

Così recentemente nella fortunata serie dei libretti che il Sole 24 ore offre insieme al suo Domenicale, “I racconti di Grazia Deledda” hanno in copertina una desolante e tristissima foto che ritrae mani vecchie che non trasmettono la forza di una vita di lavoro ma , secondo me, soltanto rassegnazione e debolezza.

Ma perché? Ci sarebbero stati tanti modi per illustrare i racconti deleddiani  su cui avrei qualche cosa da aggiungere ma rispetto la scelta operata dal Redazione perché si sa, una scelta lascia indietro tante altre opzioni.

E poi  nelle brevi note biografiche leggo due errori forse veniali ma che mi hanno “disturbato”: Cosima sarebbe un romanzo non finito, invece è vero che è stato pubblicato postumo e senza la parola Fine nel manoscritto come la Deledda usava fare prima di consegnarlo all’Editore; e a seguire la solita inesattezza del Premo Nobel ritirato nel 1926 e non nel 1927 , perché fu segnato nell’Albo d’oro del Premio per il 1926, anno restato con casella vuota.

Comunque sono contenta che Grazia Deledda sia stata inserita in questa collana di Racconti che riunisce i Grandi della letteratura di tutti i tempi e di tutto il mondo.

Perché Grazia appartiene al mondo intero

Neria De Giovanni

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