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PER “IL CAMMINO DI EFIX”: GRAZIA DELEDDA TRA I SUOI PITTORI

07/08/2018, 12:12
Grazia Deledda

Il 13 agosto si apre a Galtellì, la Galte di "Canne al vento" la festa del Borgo. Quest'anno ad inaugurarla sarà, tra l'altro, un abella mostra di dipinti ispirati ad Efix e il suo cammino di espiazione.

Questo il breve testo che mi hanno chiesto per illustrarla...


"Grazia Deledda sarebbe stata molto lieta di visitare questa mostra di pittura che illustra il cammino del “suo” Efix tra i santuari della Baronia  e della Barbagia.
 

Grazia ebbe sempre un rapporto privilegiato con l’arte. Dal 1912 fino al 1919 trascorreva le sue vacanze prima ad Anzio poi a Viareggio e proprio qui, in Versilia, insieme ai figli e alla sorella Nicolina, pittrice di valore, approfondì amicizie con importanti artisti toscani come Lorenzo Viani, Plinio Nomellini e Arturo Dazzi. Questi ultimi l’hanno ritratta con affetto e rispetto, in una parola, con ammirazione.
 

Che Grazia attribuisse molta importanza all’arte figurativa lo ha dimostrato fin dai primi passi nella scrittura. Infatti già nel 1893 per illustrare il racconto “Mal occhio” sulla rivista romana “Natura e arte”, invia lei stessa 4 disegni acquerellati di Giacinto Satta, che Massimo Pittau pensa possa essere stato il “modello” per il personaggio di  Giacinto in “Canne al vento”. L’anno successivo, nel 1894,  chiede al corregionale Antonio Ballero dei disegni per le sue “Leggende sarde”. Ma è con il grande Giuseppe Biasi che la Deledda ebbe la collaborazione più lunga, dal 1909 al 1923: fu lui ad illustrare, tra l’altro, “L’incendio nell’oliveto” e “La festa del Cristo”. Il pittore nuorese Bernardino Palazzi, della schiera romana dei pittori “baguttiani”, fu anch’egli vicino alla Deledda che, a riprova della sua familiarità con gli atelier degli artisti, nel romanzo “Nel deserto” descrive nei minimi dettagli proprio lo studio di un pittore a via Bagutta!
 

Così oggi sono proprio loro, i pittori, che accompagnano idealmente Grazia Deledda a rivedere il suo Efix: mentre riposa in un cammino sassoso, simbolo dei dolori della vita, in una prospettiva vagamente cristologica, nel quadro di Asproni;  o in compagnia di altri medicanti che insieme a lui affrontano umiliazione e povertà, sottolineate dal monocromatismo, come illustrato da Zizzu Pirisi; oppure è l’Efix segnato da rughe che raccontano i tanti anni e le tante sofferenze nel ritratto di de Santis. Ma anche il cavallo rosso, in primo piano, nel quadro di Vissente Floris su cui forse Efix ha riconosciuto don Predu in pellegrinaggio e si è voluto perciò nascondere quasi dentro un’armatura, come descritto da Francesco del Casino che lo ritrae nella rigidità di spigoli vagamente cubisti, a rimarcare la durezza dell’espiazione. 
 

Sembra di vederlo, il vecchio servo delle dame Pintor, inginocchiato in preghiera davanti all’immagine sacra di Maria Maddalena.
Adesso, Efix e Grazia Deledda, il personaggio e la sua autrice, sono qui, con noi, ad ammirare questa mostra.
E sorridono."

NERIA DE GIOVANNI

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