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DIDONE, CALIPSO ELENA NELLE ETNIE DEL MEDITERRANEO

23/03/2018, 18:59

Se hai nascosto una verità non hai nascosto soltanto la verità. Hai perso la Verità. Dici sempre ciò che pensi perché soltanto  così si educa alla bellezza. Ma custodisce, comunque, sempre segreti per quando la pioggia giungerà e renderà veggente la perla.

Vorrei che, una volta per sempre e un sempre per oltre,  si scavasse nella verità delle storie e delle filosofie, ammesso che  storie e filosofie abbiano il dono profetico delle verità possibili. Si è detto e si continua ad ascoltare che la CIVILTÀ è nata in Occidente, in quell'Occidente Greco, le cui culture si sono traslocate nel mondo latino e la filosofia, soprattutto greca, ha disegnato il quadro della dimensione del Pensiero. Io non sono dello stesso parere.

Si continua a ripetere che la centralità dell'Occidente resta Platone. Potrebbe essere vero? Ma l'Occidente tout court non è "sinonimo" di Civiltà nella visione greca del Pensiero. Gli assolutismi conducono al mono pensiero autoritario.

Una Grecia che ha incarnato il senso di guerra come principio, che ha concesso il libero "arbitrio" a immaginari che vanno da Lesbo a Sibari, e che ha mitizzato la simbologia di Circe, e che per un rapimento d'amore si è inventata la guerra dei dieci anni concludendosi con la distruzione di Troia (in Oriente) non mi sembra proprio la Testimonianza di una Civiltà da intendere come buona vita, buona tradizione, buon riferimento. Ulisse è Occidente? Mentre Enea è Oriente?

Ulisse si serve dei simboli occidentali anche in amore: Circe, Calipso, le Sirene. E il simbolo più caratterizzante è Polifemo. Si pensi al legame tra Polifemo e l'Occidente. O alla notte di Itaca. Enea non sfugge alle sue tragedie e Cartagine è la tragedia di un Oriente distrutta per amore, e Didone è, comunque, una figura di donna travolgente che offre ad Enea Amore e non immortalità.

L'Oriente di Didone è un amore - destino che si consuma nel suicidio.

L'Occidente di Calipso è un amore ricatto, perché l'immortalità diventa un ricatto.

L'Odissea e l'Eneide sono scritti da due autori la cui civiltà è quella occidentale.

Il mondo greco e il mondo latino.

Un mondo dove manca la Contemplazione, il Mistero, l'Indefinibile, l’Illuminazione. Un mondo dove il concetto di Anima è un respiro solitario nei sottofondi della Caverna.

La "Saggezza" è altra cosa. Ma giungerà con Seneca. Seneca non è profondamente occidentale. La sua Spagna è un incrocio di Orienti. Il mondo giudaico farà da tramite tra la grecita' e la latinità. Resterà sempre trasversale e inaffidabile perché assume le scorie della Grecia e dell'imperativo latino per fonte norma.

Ciò avviene anche nel processo a Gesù.

È li che si consuma l'intreccio tra il destino ebreo - giudaico e quello greco - latino.

La Parola di Gesù è completamente fuori dalla "logica" Occidentale.

Non si può legare Platone con Gesù. Non si possono creare fili di tradizione. Con Pietro sì. Pietro è il giudaico-ebreo nell'Occidente greco-latino.

Paolo è il vero continuative di Gesù.

La Croce non è simbolo di morte ma di luce.

Paolo è l'Oriente che attraversa i Mediterranei per giungere in Occidente.

Resto convinto che abbiamo bisogno di capire gli Orienti per stabilire una tradizione. Sia come filosofia che come insegnamento di vita. La Grecia platonizzata non è esempio di Civiltà come viene inteso il termine di civiltà in Occidente. Gli Orienti ci camminano nell'anima e non è quell'anima plutoniana (o platonica). Bisanzio è altro da Troia o di Cartagine o della Mesopotamia.

Atene e Sibari sono culture della perdizione, sul piano di una accettazione inderogabile sul piano filosofico, dopo i fasti.

Troia e Cartagine sono i simboli della vera tragedia e del sogno. Didone Calipso Elena nelle etnie del Mediterraneo sono il vero assurdo del mistero e giocano sul teatro dell’amore. Il resto è antologia.

Da qui il mondo sciamanico ha le sue attrazioni che vivono di silenzio, di ascolto e di attesa. Le culture dei nativi d'America sono soltanto un esempio. Gli andini sono il cuore. Il potere del silenzio non è una filosofia. È una Illuminazione che ci porta nel deserto di Cristo e ci fa vivere il Viaggio con pazienza tra i popoli che navigano il mare e solcano il deserto.

Gli sciamani vivono ascoltando il Sole e la Luna, (ovvero il Paesaggio metafisico della Natura e dell’Anima), e vivendo la metafisica del Cerchio abitano il senso e gli orizzonti del Ritorno. Abbiamo bisogno di contemplazione per non perdere le Eredità e la Tradizione e di vivere le  Metafisiche che si intrecciano su vissuti che si trasmettono. Noi siamo i nostri Padri. Siamo le nostre Madri. Siamo sempre ciò che non dimentichiamo.

In fondo, e mi ritorna spesso questo pensiero:  sì scrive sempre ciò che hai pensato quando pensavi di essere altro. Quando pensavi di essere altro hai sempre scritto ciò che pensi di aver dimenticato.

Didone resta la donna tragedia e bellezza. Calipso è sempre una nasconditrice. Ed Elena? Bisognerebbe capire cosa recita la donna dai capelli neri che danza intorno al falò nella notte di luna e nei suoi occhi porta il mare.

PIERFRANCO BRUNI Resp. Progetto Etnie MIBACT
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