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Enrico Iacometti: ripensare l’attuale rapporto della filiera del libro

"La nostra editoria è sicuramente pronta ad accogliere gli strumenti alternativi che offre la rete"

24/06/2014, 18:28 | Interviste

Enrico Iacometti, amministratore delegato della Armando Editore e tra gli ideatori della Fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, da parecchi anni in attività nel settore, con una giusta dose di realismo, analizza lo stato di salute della nostra editoria.
Uno sguardo, il suo, di grande professionista che nonostante le difficoltà del settore librario cerca di individuare strade nuove per uscire dalla crisi, anche chiamando in causa le Istituzioni preposte.
Chiarendo ruoli e responsabilità. Con cultura, sempre.

D. La nostra editoria è pronta ad accogliere gli strumenti alternativi che offre la Rete?
R. La nostra editoria è sicuramente pronta ad accogliere gli strumenti alternativi che offre la rete. Il problema più grande che impedisce una rapida trasformazione delle case editrici, soprattutto quelle piccole e medie, è la mancanza di risorse economiche. La crisi dei ricavi degli ultimi due anni ha prosciugato le già limitate casse degli editori. Sarebbe auspicabile qualche intervento finanziario a mediotermine per dare una svolta decisiva alla trasformazione.

D. A che punto siamo con l'editoria elettronica?
R. Ormai quasi tutti gli editori hanno provveduto alla digitalizzazione del proprio catalogo. Purtroppo la limitata vendita degli ebook per adesso non costituisce un valore aggiunto ma solo un investimento sul futuro.


D. La sfida di “Più libri più liberi” continua: è sufficiente l'intervento delle Istituzioni nell'organizzazione di questa Fiera del libro e di altre manifestazioni per incentivare la lettura?.
R.“ Più libri più liberi” continua ad avere una vita piuttosto precaria a causa della costante diminuzione dei finanziamenti pubblici nella manifestazione. È veramente sorprendente a volte constatare le differenze di attenzione che spesso le Istituzioni riservano agli eventi culturali. “Più libri” ha rappresentato per oltre un decennio un esempio virtuoso di come pubblico e privato possano collaborare a realizzare cose importanti per la diffusione della cultura a costi veramente minimi. La manifestazione, che è senza sorta di dubbio il più importante evento sui libri in Italia dopo il Salone di Torino, e che attira al Palazzo dell’Eur oltre 50.000 visitatori, unico evento in Europa dedicato all’editoria indipendente, si realizza con un budget intorno al 1.000.000 di euro, di cui fin dall’inizio circa la metà dell’importo era sostenuto dalle istituzioni (MiBAC, Regione, Provincia, Comune, Camera di Commercio) e l’altra metà attraverso il contributo degli editori partecipanti per l’affitto delle aree espositive delle sale.
Nel corso della manifestazione sono sempre stati organizzati oltre 400 importanti eventi con ospiti italiani e stranieri quasi totalmente sostenuti dagli editori e dalla loro associazione.
Mi domando se gli enti pubblici che fin qui ci hanno sostenuto dovessero creare un evento come quello di “Più libri” da soli quanto avrebbero speso? Mi auguro che la necessaria politica dei tagli riveda le decisioni attuali alla luce di un sano rapporto costi-benefici. Solo così si potrà assicurare il futuro della manifestazione.


D. Come AIE quali sono le proposte per una più concreta e operativa legislazione sul libro?
R. Per l’ultima domanda rispondo a titolo personale perché non rivesto più cariche ufficiali nell’Associazione dove per venti anni ho difeso i piccoli editori. Io credo che sia necessario ripensare totalmente l’attuale rapporto della filiera del libro: editori-distributori-librai-lettori. Alla luce dei rapidi cambiamenti che stanno attraversando il mondo-libro, una nuova legge che regoli i rapporto tra i soggetti è indispensabile e mi auguro che l’Aie sia il motore del cambiamento.

a cura di Neria De Giovanni

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