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Dalla cronaca nera al romanzo: "L'oltraggio della sposa" di Ottavio Olita

26/11/2017, 15:15 | Attualità

Nella prestigiosa sala del Carroccio in Campidoglio a Roma, nei giorni scorsi Gemma Azuni ha presentato e introdotto l’ultimo romanzo di Ottavio Olita “Loltraggio della sposa” (Città del Sole edizioni).
Come bene ha affermato Carlo Felice Casula, sarebbe riduttivo definire il libro “giudiziario”, mentre deve essere inserito a pieno titolo nella grande tradizione letteraria del romanzo storico ottocentesco. “L’oltraggio della sposa” riesce a entrare molto bene nelle atmosfere e negli umori che hanno caratterizzato l’Italia, offrendo quadri vividi di molte regioni del Paese, dalle aree periferiche della Calabria, alla Campania e in particolare in quella dei coltissimi e raffinati salotti napoletani, all’Abruzzo e infine a Roma, la capitale, il centro nevralgico del Paese.

E’ una storia di un’Italia unita ancora da poco, tessuta attraverso le vicende di cronaca nera dell’omicidio del capitano Giovanni Fadda, eroe della seconda guerra d'indipendenza del 1859, ucciso dall’amante della moglie, Raffaella Saraceni, il 6 ottobre 1877.  Nel romanzo i nomi sono stati cambiati, ma l’autore  ricostruisce la vicenda con rigore storico attraverso la ricerca e l’analisi autoptica dei documenti d’archivio, dei fascicoli giudiziari e degli articoli  di Luigi Arnaldo Vassallo sul “Messaggero” che proprio grazie ad essi aumentò la tiratura del giornale in modo esponenziale. Eppure il romanzo non diventa mai racconto freddo e meramente tecnico. Come l’ha definita il professore Casula, la scrittura è piana, invita alla lettura, non cede mai alla retorica o all’enfasi. Non è neppure un romanzo di soli fatti, perché su tutto aleggia l’antitesi fondamentale dell’uomo: la guerra e la pace dove quest’ultima si scioglie e affiora limpida come messaggio di speranza nelle parole finali della protagonista.

La trama è quindi la rivisitazione del processo, appunto, accaduto 150 anni fa. La giovane Adele Mori è sposa del capitano Giacomo Perra, cagliaritano, molto più grande di lei, eroe di guerra ferito proprio nelle sue capacità virili. Questa sua impossibilità diventa il motivo scatenante della vicenda, perché la donna lo tradirà con molti amanti fino a incontrare quello fatale che per gelosia lo ucciderà.  L’amante Pietro Cardinali, che nel romanzo è chiamato ironicamente Paolo Vescovi, è un circense. Il processo che ne consegue destò l’interesse morboso della gente che ogni giorno faceva ressa per entrare nell’Oratorio dei Filippini, dietro la chiesa di Santa Maria in Vallicella, e assistere di persona. Era la prima volta che un dibattimento giudiziario si svolgeva in pubblico e questa storia cupa, che metteva di fronte un eroe dell’Italia neounita a un saltimbanco attirò immediatamente lo la curiosità di tutti. Al centro la giovane donna accusata di istigazione, una contadina calabrese che leggeva  “Madame Bovary” di Flaubert, che era piena di passione e desiderio romantico e che non poteva certo sopportare la solitudine fisica e morale cui la sottoponeva un marito assente.  Questa storia attirò anche l’interesse di Giosuè Carducci che, testimone oculare, ci ha lasciato versi ironici e pungenti sulle dame piene di ipocrisia assiepate sui palchi, che “sgretolando i pasticcini” guardano, misurano e giudicano (“Giambi ed epodi”, “XXIX A proposito del Processo Fadda”).

La riflessione dell’autore è di tipo giornalistico, ma piena di rispetto e passione, come ha affermato Anna Maria Curci individuando “tre sentieri” presenti anche negli altri romanzi di Olita. Il primo è una cornice entro cui risiedono i fatti narrati; il secondo è la volontà di fare luce sulla vicenda, andando al di là dello scandalo; il terzo sentiero è l’attenzione all’evoluzione psicologica delle figure femminili, che lo rendono anche romanzo di formazione.

Maria Antonietta Schirru ha offerto una lettura del libro sotto l’aspetto del romanzo d’amore. I personaggi sono resi in modo vivido e tutti hanno in sé qualcosa di positivo.  Un romanzo corale dove molti sono i volti e dove sono rappresentate tutte le classi sociali in maniera mai frettolosa o superficiale. L’amore emerge anche nei sentimenti contrastanti dei personaggi, come quello della madre di Adele, che riesce a comprendere la figlia innamorata dell’uomo sbagliato. 

Anche Vittoria Tola pone l’accento sull’importanza del romanzo storico e in particolare di questo, perché permette di seguire un doppio binario dove all’analisi storica del passato affianca quella dell’attualità. E qui è impossibile non citare la sede romana della Casa internazionale delle donne, da poco chiusa e che fino al 1960 era un carcere. “L’oltraggio della sposa” è un meccanismo che si concatena al presente e mostra in una prospettiva storica la condizione femminile tra cambiamenti culturali e immobilismo, tra verità, consapevolezza e perdurare del pregiudizio.

Il titolo del romanzo di Olita ci pone di fronte all’interrogativo se l’oltraggio si riferisca a quello compiuto da Adele Mori nei confronti del marito o se piuttosto non si tratti di quello da lei subito. Certamente “meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente”, diceva Voltaire.

In questo romanzo sembra di vedere i luoghi, sembra di ascoltare la musica di Chopin, si sente l’influenza ma soprattutto l’amore verso alcuni autori francesi come Voltaire, Montesquieu, Flaubert. E in effetti è impossibile non ricordare quello che per Stendhal è un argomento centrale, quello dell’incapacità virile dell’uomo, “fare fiasco”, come lo definisce in un capitolo del De l’Amour o in modo ancora più centrale e calzante nel suo primo romanzo Armance, è la dichiarazione di una debolezza maschile che non si può continuare a negare attraverso l’esercizio della violenza.

Come hanno notato tutti i relatori e per ammissione dello stesso autore, il romanzo dal quale discende “L’oltraggio della sposa” è “Il resto di niente”  di Enzo Striano, Storia di Eleonora de Fonseca Pimentel e della rivoluzione napoletana del 1799, un grande romanzo storico pubblicato per la prima volta nel 1986.

Il romanzo di Ottavio Olita è un libro impossibile da liquidare con una lettura frettolosa. La fluidità della narrazione non deve trarre in inganno. E’ invece un romanzo denso che si interroga e ci interroga, che si propone molteplici intenzioni e oltre a romanzo storico, giudiziario, d’amore e di lente prospettica tra passato e presente è soprattutto un libro di impegno civile per costruire speranza e un futuro migliore. “Anche questa guerra prima o poi finirà e dopo tanto odio il mondo conoscerà di nuovo un’epoca di pace. Dovrete essere pronte per allora. Pronte per far parte di quella schiera di donne, speriamo sempre più numerosa, che si batterà perché la cultura, l’arte, la musica vincano sulle armi e sull’ignoranza. Invidie, pettegolezzi, bassi tradimenti sono tutti frutti dell’ignoranza e della miseria”.


La Presentazione del libro in Campidoglio nelle foto di MARIA MILVIA MORCIANO 

MARIA MILVIA MORCIANO
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